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  1. Austria Xtrim: il report di Renato Dell'Oro

     

    Ovvero: quando una gara diventa “Esperienza” e sai che ti rimarrà nel cuore.

    “It will change your Life”: è questo il motto di Austria Xtrim. Forse è un po’ retorico e non so se davvero cambierà la mia vita, ma di sicuro l’ha arricchita.

     

    Per un amatore è difficile che le gare vengano ricordate per il piazzamento, per l’adrenalina di essere i primi a tagliare il traguardo. A noi le gare restano tatuate nell’anima quando toccano nel profondo e si trasformano in un’esperienza indelebile.

    Io sabato stavo facendo una gara bellissima, che aspettavo da 8 mesi e per cui ho cercato di preparami al mio meglio.

    Poi c’è stato un momento in cui la gara è diventata Esperienza e mi è entrata dentro.

    È successo verso l’ottavo chilometro di corsa, dopo circa 10h di gara, avvincente, ma nulla di speciale: bella, bel panorama, meteo decente, ma era la solita cosa, le stesse azioni ormai memorizzate.

    Sveglia presto, colazione col burro d’arachidi e poi un tuffo per la parte a nuoto che sembra sempre troppo lunga, l’uscita dall’acqua e i primi colpi di pedale per capire che è tutto a posto, sto bene e macino chilometri, inesorabile, tenendo il ritmo che mi aspettavo, poi come sempre dopo la bici avviene il miracolo: credi di essere stravolto e invece inizi a correre.

    Correre non mi piace tantissimo, ma in genere mi viene bene. Sono nella top ten e posso guadagnare posizioni.

    La sto vivendo come gara e penso alla posizione.

    La corsa non è fluida, ma ci vuole qualche chilometro perché le gambe si abituino. Dopo un paio di chilometri vedo un altro atleta a cui sto recuperando metri. Non penso a me. Penso alla posizione perché è una gara.

    Mancano 40km alla fine e accelero per raggiungere Macjek, il polacco che mi precede. Non mi ero accorto, ma prima di lui incontro un altro concorrente che sta camminando.

    La strada è leggermente in discesa, lo supero velocemente, ma faccio in tempo a chiedergli come sta, se per caso vuole un gel, che è l’unica cosa che ho, oltre all’acqua. È vero che voglio guadagnare posizioni, ma non mi piace farlo perché un altro sta male, mi spiace per lui e non c’è alcuna soddisfazione. Comunque il mio gel non lo vuole: ha i crampi allo stomaco. Gli grido qualche incitamento e proseguo.

    Finalmente raggiungo Macjek, facciamo qualche centinaio di metri assieme e camminiamo un po’ in salita mentre in discesa guadagno terreno anche se sento la respirazione affannosa e infatti, arrivato in piano, mi pianto.

    Lui mi raggiunge, facciamo ancora qualche metro assieme.

    Suona il suo orologio, lo guarda:

    “Mancano 38km alla birra, quando arriviamo beviamo assieme” mi dice.

    38km mi sembrano tantissimi, gli sorrido poco convinto. Ancora qualche centinaio di metri assieme, correre mi sembra faticosissimo.

    Dopo la grande pedalata sono partito troppo forte.

    Chiedo a Macjek di non bersi tutte le birre e inizio a camminare.

    Se cammino in pianura quando mancano 37km, quando mai finirò la gara? E Paolo, che mi ha seguito tutto il giorno e mi aspetta per arrivare al traguardo assieme, cosa penserà? Gli ho fatto fare tutto questo per niente?

    E tutti quelli che a casa pensano che sia pazzo, ma anche fortissimo? Chi glielo spiega?

    Provo a correre ancora, ma vado troppo forte e dopo un chilometro sono costretto a riprendere a camminare. Non riesco a correre piano. O cammino o vado fuori giri.

    Ma sono arrivato fino a qui per camminare? Se mi ritirassi?

     

    “Tu rispetto agli altri hai la testa, sai soffrire” più o meno questo è quello che mi ha detto Paolo la sera prima della gara.

    Penso a queste parole: davvero io ho la testa? In questo momento non mi sembra proprio.

    Mi sembra che sia sufficiente una piccola crisi per abbandonare il mio sogno.

     

    Io ho la testa. Provo a crederci.

    La mia camminata diventa corsa lenta, ma continua: io posso anche correre piano, senza far battere il cuore troppo forte, gestire la fatica, controllare lo sforzo.

    Ho toccato il fondo, ma non sono finito, perché basta correre piano.

    Una pioggerella fresca e leggera scende a rinfrescarmi e lava via i pensieri di resa.

    Sto continuando a correre; “Super” mi dicono tutti quelli che incrocio, sorrido e non smetto più di correre. Super, Super, Super

    Quando ho toccato il fondo la mia gara si è trasformata ed è diventata un’emozione che non scorderò più.

    I chilometri iniziano a passare e quando arrivo all’incontro con Paolo so che arriveremo in fondo. Insieme.

     

    La strada diventa sentiero, il mio socio mi fa trovare energie che non pensavo di avere e quando le mie energie non bastano: mi spinge!

    Ma non troppo forte, per favore, che mi vengono i crampi!

     

    Le nuvole si aprono un po’ e le Alpi tolgono il fiato. Non possiamo non fermarci a fare qualche foto: quando ci ricapita di correre nella neve per raggiungere un traguardo inseguito da mesi, capire che sono gli ultimi bellissimi metri di un’Esperienza irripetibile?

    Campanacci, grida di incitamento, SUPER, BRAVO e siamo al traguardo.

     

    Non so se cambierà la mia vita, ma toccare il fondo e reagire ha scolpito questa giornata nella mia anima.

     

    Grazie a chi mi ha accompagnato in questo viaggio che è iniziato tanti mesi fa.

    A Paolo che mi ha seguito per tutto il weekend, a Roby che doveva essere con noi e ci è mancato tantissimo. Grazie a miei compagni 3 Life e ai miei amici di pedale Cama Racing: uscire in compagnia è sempre stimolante, perché andate tutti più forte di me!

    Grazie a Eros che in bici ha condiviso tantissimi chilometri e oggi la bici era fondamentale.

    E grazie alla Family che c’è sempre anche se io spesso non ci sono: forse un giorno diventerò grande e smetterò di giocare, ma queste emozioni e voi, mi fanno sentire maledettamente vivo: grazie!

    Testo di Renato Dell'Oro

    https://lecconotizie.com/sport/lecco-sport/triathlon-renato-delloro-nella-top-ten-dellaustria-xtrim/

     

     

  2. Il Team Compex all'Adidas Infinte Trail: Fabio Gonella

    FABIO GONELLA

    Anno di nascita: 1981

    Vive a: Milano 

    Professione: impiegato 

    Quando cinque anni fa ho indossato il mio primo paio di scarpette non avrei mai immaginato dove la corsa mi avrebbe portato. Dopo anni di vita sedentaria, sovrappeso e fumatore, mi sono lasciato a poco a poco conquistare da questa sfida continua con me stesso, che mi ha rivoluzionato la vita, sostenendomi nei momenti difficili e rendendomi una persona migliore. Dopo due anni di garette, la prima maratona, la prima di molte a venire. Cambio città e a Milano trovo una squadra, gli Urban Runners, che prima di tutto è una famiglia. Allenarsi in gruppo ti porta a tirare fuori il tuo potenziale, ti stimola e ti aiuta a migliorare continuamente. 

    A partire dalla scorsa estate scopro la mia vocazione, le distanze lunghe, sia in strada che in montagna. Penso che ci sia una poesia nella fatica, nel sentire i muscoli scoppiare, la forza ed il fiato venire meno, nel resistere ed andare avanti con la forza di volontà soltanto. Credo che solo in questi momenti troviamo veramente noi stessi. Mi iscrivo così alla 100 km del Passatore, che preparo in cinque mesi con una tabella durissima, di oltre 2000 km totali, ideata da me e fondata su una decina di lunghi dalla maratona in su, tutti in gara, su strada o in un trail, più innumerevoli altre uscite quasi quotidiane.

    Il giorno della gara si parte da Firenze veloci e leggeri sotto uno splendido sole primaverile. La salita di Fiesole è ripida ma breve ed il panorama su Firenze lascia senza fiato molto più dei tornanti, poi il percorso continua fino a Borgo San Lorenzo tra paesaggi stupendi ed un’atmosfera di festa. I km volano, non si sentono. Non temo la salita, la amo, ma quella della Colla si rivela molto più dura delle attese: non è ripida, ma è lunghissima, interminabile e ha cominciato a piovere. Cerco di risparmiarmi un po’ e per brevi tratti addirittura cammino. Arrivato in cima mi cambio in fretta e riparto facendo attenzione alla discesa, che è veloce ma da gestire, perché la strada è ancora lunga. Al km 58 so che mi manca soltanto una maratona e che pertanto il più è fatto. Dopo Marradi il fondovalle alterna dolci salite e discese, mi metto ad un ritmo comodo ed inizio a spingere. Inizio a recuperare posizioni e ad ogni sorpasso la fame aumenta. Ultimo cancello Brisighella al 90km, ormai è fatta. Sento però irrigidirsi in appoggio la gamba sinistra, temo un crampo che potrebbe compromettermi la gara. Devo gestirla senza rallentare ed alla fine si scioglie. Sostenuto dal tifo e dal supporto della mia squadra, divoro gli ultimi km fino a Faenza. Il tabellone segna 9:36, sono completamente svuotato, ma sono veramente felice. 

    Giusto il tempo di riprendermi e tutta la mia attenzione va al secondo obiettivo stagionale. Durante l’impegnativa fase di carico Gianluca mi ha fatto conoscere il mondo Compex e gli enormi benefici dell’elettrostimolazione per integrare gli allenamenti e velocizzare il recupero, nonché lo splendido team che ci sta dietro. È per me un onore quando mi viene offerta l’opportunità di prendere parte alla staffetta di amatori che affronterà l’Adidas Infinite Trails World Championship in Austria. Correrò insieme a due grandi atleti, Paolo e Renato, affrontando la frazione a me più congeniale, l’ultratrail di 60 km. Affronterò questa sfida con entusiasmo ed incoscienza, come sempre, cercando di dare il massimo e di divertirmi facendo cosa più amo al mondo: correre. 

    Finisher di 21 maratone e ultramaratone:

    • 100 km del Passatore (2019 - 9h36’)
    • 6 ore del Parco Nord (2019 - 69 km)
    • Ultrabericus Trail 65 km (2019)
    • Flaminia Militare Trail 55 km (2019)
    • 50 km di Romagna (2019 - 4h04’)
    • Terre di Siena Ultramarathon 50 km (2019)
    • 50 km del Turchino (2019)
    • Ultra K Marathon 50 km (2018)
    • Ronda Ghibellina Trail 45 km (2019)
    • Eco Val d’Arda Trail 42 km (2018)
    • 10 maratone (PB Milano 2018 - 3h13’)
    • Monza-Resegone (2018)
  3. Il Team Compex all'Adidas Infinte Trail: Paolo Bonanomi

    PAOLO BONANOMI - 24/08/1990 LECCO - Architetto e Olivicoltore per passione

    Ho iniziato a correre nel 2012, per caso, per una sfida tra amici mai disputatasi.

    Mi sono avvicinato alla corsa in montagna perché è quello il più naturale evolversi dell’atletica nel territorio Lecchese. In montagna ci andavo già da piccolo, perché non provare ad andarci di corsa? Così è nata la mia passione, il mio amore per la montagna si è trasformato e negli anni si è evoluto, e ora lo vivo più che mai intensamente, correndo su e giù per le vette negli orari in cui la montagna è meno frequentata. Adoro allenarmi sui sentieri godendomi le ultime luci del giorno, mi piace vedere che la mia ombra si allunga a vista d’occhio e il sole si fa sempre più rosso.

    Dal 2014 sono atleta del Team Falchi Lecco, un gruppo di amici che bene riesce a conciliare allenamento, sacrificio con il divertimento e il piacere di una sana rivalità! La competizione e l’agonismo fanno parte del mio carattere, mi spingono a migliorarmi e raggiungere nuovi traguardi. Prediligo le gare di corsa in montagna brevi, non nego il gran fascino dello skyrunning.

     

    Migliori Tempi

    10 km: 33’00” 2019

    21 Km: 1h 13’ 21’’ 2019

     

    Migliori Risultati (2018-2019)

    Primo classificato Grignone Vertical Extreme 2018 -2019

    Primo classificato Giglio Trail 2017-2018-2019 (record del percorso)

    Primo classificato Kima Trail 2018 (record del percorso)

    Primo classificato Trofeo Adelfio Spreafico 2019

    Secondo classificato alla Monte Barro running 2019

    Terzo classificato al Vertical della Grignetta 2019

    Quinto classificato alla Dario e Willy Sky race 2019

    7 vittorie, 10 volte sul podio nel 2018

    5 vittorie, 10 volte sul podio nel 2019

     

    Risultati di squadra

    Terzo posto alla Monza-Resegone - con Beltrami e Perego 2019

    Sesto posto al Trofeo Valli bergamasche – nazionale staffetta corsa in montagna con D.Brambilla e L.Beltrami 2019

    Sesto posto campionati Italiani di corsa in montagna a staffetta con L. Del Pero e L.Beltrami 2019

    Sesto posto e prima squadra italiana al Trofeo Vanoni – Internazionale corsa in montagna a staffetta con E.Radaelli e D.Brambilla 2018

  4. Triathlon: allenare la forza con Compex

    Quanto è importante l’allenamento della forza per un triatleta? L’allenamento di forza è da considerare separato da uno di resistenza o bisogna considerarli come le due facce di una stessa medaglia?

    Iniziamo oggi una serie di approfondimenti nei quali andremo a parlare della preparazione del triatleta nello specifico delle tre discipline: nuoto, ciclismo e corsa, affrontata con l’utilizzo del Compex, alleato indispensabile alla costruzione dell’atleta 2.0.

    Uno degli ostacoli maggiori che impedisce ai triatleti di iniziare un programma di forza è la poca consapevolezza di ciò che essa comporta per il corpo. È quindi importante affrontare la questione per sconfiggere ogni paura ed incertezza.

    L’obiezione più diffusa nei confronti dei programmi di allenamento di forza è “Non voglio usare i pesi perchè non voglio diventare grosso”. Purtroppo l’idea è una conseguenza dell’associazione che molti fanno tra allenamento coi pesi e bodybuilding. Per fortuna si tratta di una visione distorta delle cose e, se ci si attiene al programma adeguato, è davvero poco probabile che si acquisti una massa muscolare “vuota”. Uno dei vantaggi dell’allenamento con Compex è che questo, utilizzato correttamente, permette di incrementare notevolmente la forza, senza incidere in maniera significativa sul peso.

    Ma se i muscoli non si ingrossano come fanno a diventare più forti? La risposta, almeno in parte, risiede nei cosidetti adattamenti neurali. In parole povere, è il nostro sistema nervoso a far fare ai muscoli ciò che vogliamo e quello dell’individuo poco allenato non ci riesce molto bene.

    A questo punto entra in gioco Compex: allenarsi con Compex vuol dire compiere un allenamento destinato in prim’ordine al sistema nervoso. Come funziona?

    L’individuo medio, anche se fortemente motivato, riesce ad attivare solo il 30-40% delle unità motorie e grazie all’allenamento questo dato può crescere enormemente, dando luogo a maggior forza e resistenza muscolare senza cambiamenti di volume. E la forza, sviluppata nei punti e nei movimenti giusti può incrementare enormemente la prestazione oltre che prevenire gli infortuni, dando più stabilità articolare e sicurezza nel gesto specifico per ciascuno sport.

    Nei prossimi interventi vedremo come questo concetto di training neuromuscolare può essere associato all’allenamento “tradizionale” per incrementare le prestazioni nelle tre discipline e come costruire un’integrazione Compex dedicata al triathlon, oltre che come supportarci nella prevenzione degli infortuni e nel recupero.

    Leonardo de Florio

    Compex Coach Italia

  5. Il Team Compex all'Adidas Infinite Trail

    La corsa in montagna è...senso di libertà e avventura.

    Mi piace "sbagliare strada", scegliere un sentiero nuovo e fare nuove scoperte... scoprire che non porta da nessuna parte (e sono parolacce!), oppure scoprire un angolo nuovo, un nuovo scorcio che cambia la prospettiva ai "soliti posti".

    La corsa in montagna è libertà dagli schemi, non sono schiavo del cronometro, il tempo che impiegato dipende dal mio stato di forma e dal percorso. Se corro piano su asfalto mi intristisco, se corro piano in montagna mi guardo in giro e godo.

    Se vado piano in montagna penso che tutto sommato dove è troppo ripido non è possibile correre, stringo i denti, sudo, spingo per quanto ne ho e quando scollino il cuore si apre, ancora più dei polmoni.

    E poi c'è la discesa: una sfida alla gravità coi piedi che leggono il terreno e l'adrenalina che sale. Galleggiare su sassi e radici, essere più rapido della ghiaia che scivola, a perdifiato, fino a che non spiana e torni a fare i conti con la fatica di doverti guadagnare ogni metro.

    Adidas Infinite Trail: più che una gara, sarà un'avventura da vivere in squadra e sarà particolare.

    La corsa è uno sport individuale, ma le emozioni che si provano sono universali e quindi è molto semplice legare, anche alla prima uscita. In realtà non ci si parla molto, perché in salita manca il fiato e in discesa serve troppa concentrazione: è quello che si sta vivendo che accomuna.

    La gara nasconde l'insidia del risultato: se si hanno aspettative diverse tra i componenti c'è il forte rischio di compromettere un rapporto, più che un risultato sportivo.

    Per quel che mi riguarda sono tranquillo: conosco ancora poco i miei compagni di viaggio, ma mi sembra chiaro che, nonostante la diversità di "motore" di ognuno di noi, andiamo con l'obiettivo di divertirci e fare il nostro meglio, con l'opportunità di scoprire nuovi panorami: non capita tutti i giorni di andare a correre dall'altra parte delle Alpi!

     

    L'Infinite Trail è una gara in montagna che si inserisce nella mia stagione di Multisport.

    Appena quattro giorni prima parteciperò ad un Xtrim Triathlon e quindi in preparazione dovremo tener conto anche della bici e gestire al massimo i recuperi.

    ...Prevedo uno stress molto elevato per il mio Coach e per le batterie del mio Compex!

     

    Ah dimenticavo... A birra e wurstel ognuno fa per sè e sono abbastanza sicuro di vincere!

    Paolo è troppo giovane e atletico: non ha lo stomaco abituato.

    Fabio è troppo corto: non ha spazio.

    L'unico che mi poteva battere non c'è più: il mitico Bud Spencer.

    di Renato Dell'Oro

  6. Compex Meets... Chiara Teocchi

     

    Qual è il credo che nella vita ti aiuta ad affrontare tutte le sfide?

    "Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è arreso" una frase di Nelson Mandela. Mi definisco una sognatrice che si aggrappa ai sogni per vivere e cerca di farli diventare realtà con il duro lavoro e i sacrifici.

     

    Quale consiglio daresti a coloro che vogliono raggiungere il proprio obiettivo sportivo?

    Si sa che partecipare è importante, ma vincere credo sia l’unica cosa che conta. Bisogna prefissarsi degli obbiettivi all’altezza delle nostre caratteristiche, consapevoli che non si smette mai di migliorarsi e non ‘’si è mai arrivati’’.

     

     

    Quali vantaggi o benefici ha apportato COMPEX nelle tue performance?

    Sicuramente per me Compex è un prodotto fantastico! mi aiuta nella fase di defaticamento dopo un allenamento o una gara e anche in fase di preparazione e di riscaldamento, oppure dopo un lungo viaggio per rilassare i muscoli e alleviare la pesantezza delle gambe.

     

    Quali sono i tuoi programmi preferiti e quando li utilizzi?

    I miei programmi preferiti sono RECUPERO POST-ALLENAMENTO e RECUPERO POST-GARA, ma uso spesso anche il programma CAPILLARIZZAZIONE dopo un lungo viaggio e il programma di RISCALDAMENTO per preparare il muscolo all’attività sportiva.

     

    Qual è l’ultimo obiettivo prefissato nella tua carriera?

    Quest’anno sono passata nella categoria élite quindi è molto dura, ho già affrontato due gare di coppa del mondo portando a casa due risultati positivi. Mi piacerebbe provare a vincere l’italiano. Per me è davvero un’emozione e un onore vestire il tricolore e cercare di fare una top 10 in coppa del mondo.

     

    Chiara Teocchi

  7. Pubalgia: come trattarla con Compex

    Pubalgia: come trattarla con Compex

    La Sindrome retto-adduttoria, definita più comunemente “Pubalgia”, è una patologia dolorosa che interessa la regione pubica, provocata da un’infiammazione delle inserzioni muscolo-tendinee.

    La sintomatologia dolorosa presenta intensità molto variabili che possono andare dal semplice fastidio, la cui insorgenza è determinata dalle sollecitazioni delle zone anatomiche interessate, sino al dolore acuto, che rende spesso difficile lo svolgimento di normali attività di vita quotidiana.

    Si tratta di una sindrome molto diffusa tra gli sportivi. Può colpire, sebbene più raramente, anche chi non pratica sport in modo professionistico e spesso, in questi casi, la causa va ricercata in altri fattori, come gli squilibri posturali.

    La pubalgia dello sportivo è riconducibile a tre differenti quadri anatomo-clinici spesso tra loro associati, ossia:

    1. La patologia parieto-addominale, che interessa la parte inferiore dei muscoli larghi dell’addome (grande obliquo, piccolo obliquo e trasverso) e gli elementi anatomici che costituiscono il canale inguinale;
    1. La patologia dei muscoli adduttori;
    1. La patologia a carico della sinfisi pubica.

    La terapia per tale patologia prevede un periodo, più o meno prolungato, di riposo o riduzione del carico, eseguendo esercizi in palestra a catena chiusa o attività in acqua. E’ consigliato evitare in modo assoluto il riposo completo, perché l’inattività provoca, a livello delle strutture tendinee, gli stessi effetti del sovraccarico. Di solito è bene associare un trattamento farmacologico antalgico.

    Il recupero funzionale mediante attività fisica è mirato a :

    • Allungamento della muscolatura adduttoria
    • Allungamento della catena posteriore
    • Esercizi propriocettivi mono e bipodalici, su varie superfici, in vari decubiti, a occhi aperti e chiusi
    • Potenziamento dei muscoli retroversori del bacino, ponendo particolare attenzione agli addominali
    • Trofismo e forza muscolare tramite isometria
    • Coordinazione intermuscolare e riprogrammazione dello schema motorio tramite oscillazioni e slanci degli arti inferiori, diversi tipi di corsa (rettilinea, curva, in accelerazione e decelerazione, con cambi di direzione, con vari tipi di arresto), tramite diverse andature (skip, corsa calciata, passo laterale). Al bisogno inserire anche gesti specifici attinenti all'eventuale sport praticato

    Con Compex possiamo massimizzare i nostri sforzi concentrandoci sui gruppi muscolari sopracitati, sfruttando la possibilità di accrescere la forza muscolare senza dare stress articolare.

    Ad esempio possiamo concentrare la nostra attenzione sul core, andando ad utilizzare i programmi “FORZA” o, per i modelli che lo possiedono, il programma “CORE STABILITY”; o ancora possiamo sviluppare la forza dell’arto inferiore in toto con i programmi RESISTENZA e FORZA ESPLOSIVA nei vari distretti muscolari come il quadricipite, il gluteo e la muscolatura adduttoria.

    Oltre alla possibilità di allenare, Compex permette anche di diminuire il dolore che questa patologia comporta, con programmi antidolore e di rilassamento.

    In una prima fase sarebbe bene utilizzare il programma TENS per diminuire il dolore nell’immediato; subito dopo utilizzare il programma DOLORE MUSCOLARE per 1 o 2 sedute al giorno, idealmente una al mattino e un’altra a fine giornata.

    Se ben utilizzato, il Compex può essere un forte alleato al tuo recupero, scarica l’app Compex Coach per un corretto utilizzo o contatta un Compex expert per essere seguito passo passo nel tuo allenamento.

  8. Granfondo Santini-Stelvio con prologo

    Granfondo Santini-Stelvio con prologo

    Prologo... già, perché la Santini-Stelvio da sola non poteva bastare, perché un amico mi mette la pulce nell’orecchio e poi all’ultimo arriva anche la triste notizia che il passaggio sullo Stelvio verrà sostituito dalla salita ai Laghi di Cancano. O forse solo perché sono un po’ stupido...

    Sta di fatto che sabato mattina alle 6 sono salito in sella a Pusiano (LC), direzione Bormio.

     

    Pensavo che la strada fosse più lunga e il dislivello maggiore. Sapevo che non sarebbe stata una pedalata divertente, ma non pensavo fosse così mortalmente noiosa! Mi sono sentito però molto “green” e credo di aver messo un bel mattoncino nella preparazione per Austria eXtreme Triathlon (150km con 1500m di dislivello al sabato, 150km con 3.200m d+ il giorno dopo...).

     

    Arrivato a Bormio nel primo pomeriggio, mi sono rilassato qualche ora recuperando con Compex: assurdo quanto ripristini i muscoli!

     

    Per fortuna avevo riposato sabato pomeriggio perché il sabato notte l’ho passato quasi in bianco.

    Domenica sveglia alle 5:20 per una colazione che definire abbondante è riduttivo.

    Gli occhiali a mascherina al mattino presto servono poco per proteggersi dalla luce, ma sono utilissimi per coprire le occhiaie e sembrare un ciclista figo.

     

    Il cielo è azzurrissimo, si preannuncia una giornata calda, ma alle 6 e 30 fa freddo e non so bene come vestirmi: alla fine opto per smanicato e antivento, che si rivelano una soluzione abbastanza buona, anche se molti partono direttamente in “corto”. Con 40 km di discesa non mi sembra la scelta migliore e più confortevole: meglio perdere 1 minuto a svestirsi che mangiare freddo per un’ora. Dopotutto, la gara è la somma dei tempi in salita: non vince chi arriva primo al traguardo, inoltre non ho ambizioni di piazzamenti.

     

    Il mio obiettivo è capire se, dopo un “lungo” riesco a portare a termine dignitosamente questo percorso e, soprattutto, voglio vedere cosa combino sul Mortirolo, versante di Tovo.

     

    Dovrei fare la gara assieme ad Andrea, ma al primo ingorgo ci si perde di vista e quindi, come al solito, mi trovo a fare la Santini da solo, circondato da accenti e lingue di mezzo mondo.

    Ascoltare un po’ di spagnoli, cercare di capire se quelli che parlano ostrogoto sono ungheresi o slovacchi, scommettere che i due tizi che mi stanno passando sono olandesi, sono tutti modi per non pensare alla salita che sto facendo, trucchi per distrarre il cervello e far fare un altro giro ai pedali e sentirsi meno soli.

     

    Prima salita: Teglio. Ogni anno è più dura. Non è una salita blasonata, quindi è poco stimolante, non è lunghissima, quindi in teoria si può anche affrontare con un certo brio, è molto irregolare e quindi non è semplice da interpretare.

     

    Ai primi accenni di salita mi pare che le gambe rispondano bene, ma non faccio in tempo a decidere  come affrontare la salita che subito si forma un ingorgo. Alcuni ciclopanzoni mettono il piede a terra.

    La totale assenza di propiocezione sociale del ciclista medio, ossia la propria consapevolezza di occupare uno spazio che si interseca con lo spazio vitale di un altro essere vivente e movente, causa un blocco totale della strada. In sostanza, quando qualcuno capisce che si deve fermare, non si preoccupa di farlo spostandosi su una traiettoria pulita. Si ferma. Come preso da un colpo apoplettico. L’operazione di discesa dalla bici viene poi eseguita come se ci si trovasse in un deserto: braccia lontane dal manubrio e gambe che volteggiano come quelle della Fracci alla Scala nel secolo scorso.

    Poi, ovviamente, si spinge la bici stando bene attenti ad intralciare chi tenta di salire pedalando.

    Vedo tutto questo davanti ai miei occhi, sono ancora abbastanza lontano dall’ingorgo e rallento, sperando che nel frattempo il gregge riprenda consapevolezza e si crei un minimo passaggio.

    Purtroppo sono seguito da una torma di geni del pedale che, appena io rallento, mi superano baldanzosi e, bestemmiando, vanno ad infrangersi sul muro di uomini e carbonio che si trovano davanti, aumentando l’ingorgo e chiudendomi qualsiasi via di fuga.

    Metto il piede a terra e il morale scende ancora più in basso: se non posso fare in sella una salita normalissima come Teglio, cosa succederà sul Mortirolo? 11km di camminata?

     

    Passato l’ingorgo riparto al volo, evitando di essere disarcionato da chi prova a ripartire ma non ha ancora ossigenato il cervello e ondeggia pericolosamente prima di fermarsi nuovamente.

    L’incazzatura fa passare in secondo piano lo scoramento per avere messo il piede a terra.

    Il tempo di abbruttirmi ancora un po’ per l’ingorgo colossale che trovo al ristoro e Teglio è archiviata.

    Inizio a scendere senza particolare grinta, supero qualcuno ma senza guidare particolarmente bene, solo perché loro vanno davvero piano.

    Poi mi passa una donna! Massimo rispetto per le donne, ma è raro trovarne che vadano forte in discesa. Questa lo fa, e anche bene. Impossibile recuperarla, però almeno mi metto in posizione e inizio a planare anch’io con un certo stile.

     

    A Tovo Sant’Agata dove c’è il secondo ristoro ma, soprattutto, l’attacco della scalata al Mortirolo.

    Il ristoro è un po’ meno affollato del precedente. Memore dello scorso anno, evito però di ingozzarmi all’inverosimile... Mi ingozzo, ma con moderazione! Fette di crostata, pane e nutella, frutta disidratata, fragole e albicocche.

    Decisamente rifocillato, salgo in sella e vado verso quella che credo sia la salita più dura che io abbia mai fatto.

    Le gambe non protestano e fortunatamente il traffico di ciclisti è moderato; insomma, nessun imbuto.

    Il fatto di essere partito nelle retrovie si rivela ora piuttosto stimolante: pochi fenomeni e tanti tapascioni come me, che arrancano sperando che finisca.

    Quando rilancio in uscita dai tornanti guadagno sempre qualche metro e un po’ di autostima.

    La salita ha un primo chilometro molto ripido, poi fino al 5°/ 6° chilometro i tratti con pendenze cattive si alternano ad altri dove si respira.

    Ma è solo l’antipasto. Il brutto, quello che se lo conosci ti angoscia, è negli ultimi 2 chilometri quando, dopo aver già penato e fatto a pugni con la forza di gravità, si presentano i 3 muri.

    Sono talmente ripide che per me non sono salite. Sono questioni di principio: non si mette il piede a terra!

    Sono tanti quelli che, scevri da questioni di principio, saggiamente scendono e spingono.

    Ci sono poi coloro che accettano la sfida fino ad arrivare al limite, raggiunto il quale cadono.

    La speranza è che non cada all’improvviso quello che stai per superare.

    Non guardare dove finisce il muro, è sempre troppo lontano, sposta il peso in avanti, fai girare la pedivella, leggi la traiettoria di chi ti segue, respira regolare e non ascoltare i quadricipiti.

    Applicando queste regole, passo il primo muro, il tempo di riprendere fiato e c’è il secondo, forse meno ripido, mi pare più lungo, ma anche a questo passo indenne e poi arriva il terzo, non capisco se è più ripido, di sicuro non è lunghissimo, ma è il terzo: qui dipende se vince la tua voglia di arrivare, di fare la tua piccola impresa, oppure se ha la meglio la fatica.

    Ci sono tantissime buone ragioni per mollare, ma è una questione di principio: scollino senza aver messo il piede. Dentro di me esplode la hola, ma so che devo tener duro ancor per un tratto, gli ultimi 100 metri sono abbastanza ripidi e pensare che sia finita dopo il terzo muro può essere fatale.

    È fatta! Mi congratulo con me stesso e mentre scendo mi sembra anche di aver fatto una buona salita.

    Rispetto all’anno scorso l’ho subita di meno, ma il giudizio deve essere figlio dei numerosi sorpassi fatti, in realtà oggi ho impiegato circa 40’’ in più.

    È strano come il cervello reagisca diversamente. L’anno scorso ho sofferto dall’inizio, dalla prima pedalata, questa volta invece pensavo da tornante a tornante, provando nel limite del possibile a rilanciare. In realtà ero praticamente fermo, però stavo bene di testa!

     

    Sceso dal Mortirolo e senza dover pensare allo Stelvio, cade qualsiasi barriera e al ristoro festeggio un po’ troppo, me ne rendo conto quando riparto in direzione Bormio e ci vogliono diversi chilometri prima che…meglio non descrivere queste sensazioni, basti immaginare che arrivato a Bormio ho saltato il ristoro e ho subito attaccato l’ultima salita.

     

    Se una gara ha “Stelvio” nel proprio nome e, per qualsiasi motivo, non è possibile scalarlo, il rischio di perdere quell’aura di mito è inevitabile.

    Ma non esiste solo il bianco e il nero, ci sono mille sfumature di grigio e quindi è possibile andare oltre il sillogismo: con lo Stelvio bella gara, senza Stelvio gara anonima.

    È possibile, con la passione e la voglia di far felice chi è felice soffrendo in salita, con tanta buona volontà e un’organizzazione notevole.

     

    E quindi, senza l’arrivo sul Re, sicuramente non è stata la solita esperienza mistica-mitologica, ma, con la salita alle Torri di Fraele, non sono mancate fatica e pelle d’oca.

    La salita è solo 10 chilometri e ha una pendenza massima dell’8% (meno della metà dello Stelvio),  però è semplicemente bellissima, sale dolcemente, tagliata in maniera incredibile nella roccia, su, fino alle Torri di Fraele che impassibili attendono pazienti il passaggio di tutti i ciclisti, quelli veloci, quelli che arrancano e anche quelli che spingono la bicicletta, perché dopo tutti i chilometri fatti, non esiste una salita “semplice”.

     

    Il finale è da ciclismo d’altri tempi: 2 chilometri di strada bianca, circondati dalle Alpi, fiancheggiando il primo lago, si arriva finalmente al traguardo dove il rumore della festa mi riporta alla realtà.

     

    Non c’era lo Stelvio, ma anche quest’anno la Santini è stata una granfondo ricca di emozioni.

     

    Tornato a Bormio ho passato un pomeriggio a cercare un passaggio per il rientro: non avevo molta voglia di farmela in bici. Anche se era tutta discesa!

     

    Testo di Renato Dell'Oro

  9. FASCITE PLANTARE: come trattarla con COMPEX

    FASCITE PLANTARE: come trattarla con COMPEX

    Uno dei più frequenti infortuni che affligge i runners è senza ombra di dubbio la rinomata fascite plantare.

    Questa condizione dolorosa prende sede dall’inserzione della fascia plantare al calcagno e decorre lungo il margine mediale della fascia plantare.

    La diagnosi è essenzialmente clinica.

    Le cause riconosciute della fascite plantare comprendono l'accorciamento o la retrazione dei muscoli del polpaccio e della fascia plantare.

    Spesso peggiora quando si solleva in avanti il tallone (la fase propulsiva del passo) e dopo periodi di riposo. Un intenso dolore acuto al tallone, soprattutto con lieve tumefazione locale, può indicare una lacerazione fasciale acuta.

    Il trattamento prevede esercizi di stretching dei muscoli del polpaccio e delle parti molli del piede.

    Per alleviare lo stress, la persona può eseguire passi più corti ed evitare di camminare a piedi nudi.

    Le attività che implicano il carico del piede, come la corsa, devono essere evitate.

    Con Compex si può dare un quid in più ai processi rigenerativi fisiologici.

    Con il programma DECONTRATTURANTE si può agire sul rilascio tendineo, rilassando la pianta del piede e ottenendo un miglioramento istantaneo della condizione dolorosa.

    Con il programma CAPILLARIZZAZIONE si convoglia sangue alla zona trattata, apportando nuovo nutrimento cellulare e accelerando la guarigione.

    Si possono eseguire i programmi uno di seguito all’altro (DECONTRATTURANTE e CAPILLARIZZAZIONE), una volta al giorno, posizionando due elettrodi quadrati 5x5 lungo la fascia plantare (vedi foto).

    Inoltre con la linea Compex Hot/Cold Therapy possiamo avantaggiarci di una buona ginnastica vascolare che oltre a donarci un immediato sollievo facilita la vascolarizzazione e il ritorno venoso.

     

  10. Compex prima di una gara

    Una delle cose più difficili nell’approcciarsi a una competizione è calibrare l’allenamento in base ad essa: quando questo non avviene si rischia di arrivare alla gara non al pieno delle proprie potenzialità.
    Bisogna considerare lo stress psicologico a cui si è sottoposti in tali situazioni e, se in aggiunta a questo non ci sentiamo fisicamente al meglio, non facciamo che “bruciare” la prestazione.

    In questa situazione Compex ci viene incontro con dei programmi ad hoc per l’integrazione dell’allenamento e per le gestione del recupero.
    In primis sarebbe opportuno inserire nel proprio iter giornaliero durante le settimane di scarico, una sessione del programma Capillarizzazione o del programma Sovracompensazione: questi programmi permettono di dare un forte stimolo angiogenico ai capillari e di allenare le fibre alla più agile gestione del lattato. Quando effettuarlo? Post allenamento, dopo i normali programmi di recupero (idealmente la sera, durante il relax).

    Nell’immediato pregara è invece molto utile il programma Riscaldamento, che “sveglia” le fibre preparando il sistema neuromuscolare allo sforzo fisico. Se la gara è su una distanza breve o prevede comunque uno sforzo anaerobico suggeriamo il programma Compexion.
    Un aiuto la sera prima della performance può venire dal programma Dolore muscolare: questo stimola la produzione di endorfine e aiuta a riposare meglio.

     

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