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  1. WellneX: il nuovo livello del benessere

    La routine quotidiana impone spesso ritmi sedentari e stressanti, con conseguenze negative per il nostro corpo.

    Cellulite, accumulo di adipe in zone indesiderate… gli inestetismi hanno diverse cause. Per risolverli dobbiamo riconsiderare il nostro stile di vita.

    Noi di Compex abbiamo dei suggerimenti per accompagnarti verso la forma fisica che desideri. Scopriamo insieme il WellneX.

    plank con compex Plank addominale con Compex FIT5.0 per migliorare il tono del ventre

    Trova il tuo spazio di benessere

    Ritagliamoci uno spazio quotidiano, sono per esempio sufficienti 15-20 minuti prima della doccia.

    Questo diverrà il nostro momento: con un grande impatto sul benessere fisico e facilitando anche lo smaltimento dello stress.

    Ma come sfruttare al massimo il tempo che ci siamo regalati? Qui entra in gioco il WellneX. Il benessere portato ad un livello superiore: una coccola quotidiana e un momento dedicato a raggiungere i nostri obiettivi in modo efficace.

    Ottimizza il tempo dedicato al Fitness

    Abbinando Compex a qualche semplice esercizio otterremo risultati visibili in poco tempo. Utilizzando regolarmente i programmi della categoria Fitness potremo allenare i nostri muscoli e migliorare il tono delle aree trattate.

    Il modus operandi generale dei programmi di tonificazione attiva è semplice:

    1. scegliamo la zona da trattare e il programma da utilizzare;
    2. posizioniamo gli elettrodi come indicato nell’app Compex Coach;
    3. eseguiamo la fase di riscaldamento in posizione confortevole;
    4. durante la fase attiva lavoriamo al massimo dell’intensitá sopportabile, aumentando ogni 2-3 contrazioni e mantenendo la posizione indicata dal dispositivo e dall’app;
    5. eseguiamo il recupero in posizione rilassata;

    Occorre procedere con gradualità: iniziamo con un allenamento di massimo 10/15 contrazioni. Per passare alla fase di recupero basta schiacciare il pulsante di stop o premere il pulsante tondo sul tuo dispositivo wireless.

    Ripetiamo l’allenamento due/tre volte alla settimana, aumentando i cicli del 10% di volta in volta, fino al completamento del programma.

    L’utilizzo quotidiano del tuo Compex è invece consigliato per massaggi e programmi come “Capillarizzazione”, che ha il vantaggio di migliorare l’attività del microcircolo e di cui avremo modo di parlare in modo approfondito.

    Ricordiamo di dare valore ai traguardi raggiunti: premiamoci cercando di adottare uno stile di vita sempre più sano ed attivo. In questo modo potremo consolidarli e raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.

    WellneX: porta il tuo benessere al prossimo livello

    Nelle prossime settimane approfondiremo gli esercizi per risolvere i singoli inestetismi più comuni. Il primo passo è ritagliarsi uno spazio quotidiano, che ci permetterà di dedicarci con costanza al nostro obiettivo.

    Portiamo il benessere ad un livello superiore: scopriamo insieme il WellneX.

    Ricorda di seguirci su Facebook, Instagram e Youtube per non perdere nessuna novità!

    Non hai ancora un Compex? Scegli tra i prodotti della linea Compex Fitness.

    Compex applicato sui tricipiti Compex è un valido supporto alla tonificazione delle braccia

     

  2. Vecchio elettrostimolatore? Rottamalo!

    Hai un vecchio elettrostimolatore di qualasisi marca e stai pensando di cambiarlo? E’ il tuo momento... Rottamalo!

    Come ottenere uno sconto di almeno il 30% per l’acquisto di un nuovo Compex? Ci sono due modi.

    Online:

    1. Clicca sul banner in homepage relativo alla promozione
    2. Compila il form: riceverai sulla tua casella di posta un bollettino prepagato
    3. Prepara un pacco con il tuo vecchio elettrostimolatore e consegnalo al corriere
    4. Ricevi un codice sconto per l’acquisto del tuo nuovo Compex!

    Nei negozi sportivi aderenti all’inziativa:

    1. Consegna il tuo vecchio elettrostimolatore presso uno dei rivenditori aderenti all’iniziativa
    2. Acquista immediatamente il tuo nuovo Compex al prezzo special
    promo rottamazione compex Rottama il tuo vecchio elettrostimolatore

    Dove e quando?

    La promo rottamazione è valida online fino al prossimo 15 agosto, lo sconto applicato è da intendersi sul prezzo di listino ed è escluso il Compex FIT1.0.

    Questi i rivenditori aderenti all’inziativa (l’elenco è in continuo aggiornamento):

    Taurus Sport, a Lecco in via Brodolini

    Diana Sport, a Milano in p.zza Frattini

    #DiCorsa, a Bareggio (MI) in Via Francesco Crispi 40

    Il Maratoneta, a Siena in via Camollina 201

    Il Podio Sport, a Madonna dell’Olmo (CN) in Via Chiri 10

    Zaccà Sport, a Catania e Misterbianco

    Sport Side, a Sondrio in Via Tonale 27

    Sport Center Siena, a Siena (SI) in  Viale Achille Sclavo 21

    Deka Sport Passion, a Sant’Agata sul Santerno (RA) in ia Gregorio Ricci Curbastro 15/17

    Victory Sport, a Monfalcone (GO) in Via Grado 54

    Patty Sport, a Savigliano (CN) in Via Molinasso 6

    Fit Max, a Reggio nell'Emilia (RE) in Via Fratelli Cervi 169/O

    Mondo Sport, a Camaiore LU in Viale Cristoforo Colombo, 121

    Vitamin Store Pavia, a Pavia PV in Viale Partigiani, 28

     

    Non perdere questa grande occasione!

    Per trovare il rivenditore Compex più vicino a te visita il nostro store locator.

  3. TRIATHLON: ALLENAMENTO NUOTO CON COMPEX

    Tra le discipline del triathlon, il nuoto è quella forse più controversa.

    A causa della natura altamente tecnica della disciplina, traslare in piscina ciò che si impara in palestra non è così facile come avviene per esempio nel ciclismo.

    È quindi chiaro che se vogliamo fare progressi reali nella prima delle nostre tre discipline dobbiamo capire precisamente cosa vogliamo ottenere e qual è il modo migliore per farlo.

    È possibile migliorare le prestazione del nuoto per mezzo di forza e condizionamento attraverso una serie di applicazioni che ha due obiettivi primari: la riduzione della resistenza all’acqua e l’aumento della forza propulsiva.

    Tuttavia, questi obiettivi non si raggiungono per caso o improvvisando qualche esercizio: occorre perserguirli con attenzione attuando un approccio intelligente e consapevole.

    È abbastanza chiaro che allenare la forza non comporta automaticamente un aumento della velocità in acqua. Alcune ricerche in questa direzione hanno dimostrato che anche un aumento di forza del 25% potrebbe non influire affatto sulla velocità in piscina. È quindi utile osservare da vicino cosa succede alle fibre muscolare durante l’allenamento di nuoto.

    Quando si inizia la preparazione, la velocità di contrazione delle fibre muscolari lente aumenta, mentre quella delle fibre veloci diminusice. Ciò comporta una riduzione della velocità potenziale e della spinta propulsiva. Durante il tapering, ossia la fase in cui si riduce gradualmente il carico di lavoro, in un certo senso il processo si inverte. Mentre le fibre lente generalmente restano invariate, quelle veloci aumentano la propria capacità di generare forza e di contrarsi velocemente, aumentando di conseguenza la potenza.

    Normalmente, ciò comporta un aumento della potenza del 10% accompagnato a un miglioramento delle prestazioni del 4-7%.

    Ora sappiamo quindi che uno dei motivi per cui le prestazioni migliorano durante il tapering si deve alla potenza maggiore che le fibre veloci riescono a generare. È un dato molto importante, perchè significa che esiste una solida base teorica a sostegno della tesi che le prestazioni possano essere migliorate ulteriormente lavorando sulle fibre veloci.

    Con Compex possiamo lavorare su queste specifiche fibre: con programmi come FORZA, FORZA ESPLOSIVA e CROSS-TRAINING andremo a reclutare una percentuale di fibre incredibilmente alta, permettendoci di migliorare i risultati di aumento della potenza.

    Consigliamo di effettuare l’allenamento con Compex su tutta la catena posteriore in generale e in particolare sui muscoli dorsali ed extrarotatori della spalla, essenziali nella bracciata, associando ogni contrazione a movimenti che simulano nella maniera più semplice possibile il movimento muscolare che si effettua durante il gesto sportivo (ad esempio: rematore agli anelli con applicazione sui dorsali).

    Ovviamente dobbiamo arrivare ad eseguire esercizi in dinamica dopo un corretto periodo di adattamento muscolare da eseguirsi in isometria statica. Puoi seguire le applicazioni disponibili sull’applicazione CompexCoach, scaricabile gratuitamente per iOS e Android, oppure seguire i nostri canali social per verificare eventuali applicazioni “speciali”.

    Può essere utile il supporto di un preparatore certificato Compex, per ottenere il migliore risultato.

    Non bisogna dimenticare inoltre di allenare il controllo del core: il programma CORE-STABILITY ci viene in aiuto diminuendo il rollio incontrollato del tronco durante la prestazione, aiutandoci a migliorare la nostra acquaticità, con un possibile miglioramento della nostra linea di galleggiamento.

     

    Leonardo de Florio

    CompexCoach Italia

  4. Il mio Adidas Infinite Trail

    di Renato Dell'Oro

    “Abbiamo la possibilità di iscrivere una squadra come Compex Italia all’Adidas Infinite Trails World Championship: sei dei nostri?”

    Era fine marzo quando Marco mi fece questa proposta.

    “Grazie, non so cosa sia, quando è? Ah, l’ultimo weekend di giugno, cioè la settimana dopo l’Austria Xtrim.”

    Marco riempie i miei puntini di sospensione: “Figurati: se l’anno scorso hai fatto in 3 giorni Icon e The Giant non avrai problemi a fare un trail una settimana dopo un Xtrim Triathlon.”

    “Eh, forse a farlo sì, ma farlo bene…”

    “Non preoccuparti, non voglio fare una squadra per vincere; guarda il sito è fammi sapere”.

     

    Il sito è, come spesso accade, molto scenografico e poco comprensibile, ma il video e le foto sono chiarissime: è un trail che si corre in Austria, nel Salisburghese, in un ambiente alpino da togliere il fiato.

    “Ok, ci sono, poi cercherò di capire in che guaio mi sono cacciato!”

     

    L’Infinite Trail World Championship è una gara a staffetta di corsa in montagna.

    Ogni squadra è composta da tre elementi.

    Giovedì 27 giugno è in programma un prologo in cui tutti gli atleti partono in linea per un trail da 15km e 900m di dislivello.

    La somma dei tempi dei 3 compagni dà il tempo totale di squadra, sulla base del quale viene stilata l’ordine di partenza.

    Al sabato, come in qualsiasi staffetta, parte il primo componente, che deve fare un trail da 25km con 1900m di dislivello.

    Al suo arrivo batte un cinque al compagno di squadra che deve percorrere un giro da 60km, con 3800m di dislivello prima di lanciare il terzo staffettista nell’ultimo tratto di 40km, con 2100m di dislivello.

    All’arrivo del 3° staffettista tutti i componenti della squadra partono per il giro d’onore, circa 600 metri da correre nel centro del paesino di Bad Gastein, per raccogliere gli incitamenti del pubblico e tagliare tutti assieme il traguardo.

     

    Più o meno questo è quello che ci aspetta.

    Già, “ci”: ma chi sono i miei compagni di squadra?

    Il mondo è piccolo e con piacere scopro che ci sarà Fabio Gonella, un amico virtuale che “conosco” su FaceBook da un paio d’anni e di cui ho seguito la strepitosa evoluzione. In un paio d’anni, da maratoneta molto amatoriale, con costanza e un impegno incredibile, ha progressivamente abbassato i tempi e allungato le distanze. Ormai entrato nel mondo delle Ultra, è l’uomo giusto per farsi i 60km. Visti i miglioramenti fatti nell’ultimo anno, spero di non sfigurare con un compagno del genere.

    L’altro è Paolo Bonanomi: per chi segue un po’ le gare di corsa in montagna forse il nome non è nuovo. Per me che non guardo molto alle classifiche e ai nomi un illustre sconosciuto.

    “E’ uno tranquillo, siete una bella squadra vedrai che vi divertite”, sempre Marco a rassicurarmi.

     

    Una sera di aprile ci si incontra a Lecco, e fatti un paio di convenevoli capisco che quello “tranquillo”, sarà anche tranquillo, ma è di un altro pianeta rispetto a me!

    Differenze di età e di prestazioni a parte, entriamo tutti e tre in sintonia e si crea dal nulla un certo affiatamento.

    1° maggio, Trofeo Dario e Willy (una corsa in montagna molto impegnativa nel lecchese) incrocio Paolo alla partenza. In bocca al lupo e solite frasi. Spero di chiudere in 3h, ci metto 10’ in più.

    Arrivo stravolto.

    Quando mi riprendo incrocio Paolo, fresco come una rosa: 5° assoluto, 2h31’: tranquillo!

     

    Passano i mesi, Paolo si ripete con altre prestazioni di rilievo, Fabio corona il suo obiettivo di stagione chiudendo la 100 del Passatore in 9h30’ o giù di lì, entrando nei primi 100 e io?

    Continuo ad allenarmi in vista del mio triathlon estremo, da fare come antipasto prima dell’Infinite Trail e ai dubbi di essere abbastanza preparato per fare il triathlon si aggiungono i dubbi di fare pena rispetto ai miei compagni di squadra.

     

    È vero che non andremo a Bad Gastein con mire di classifica, è vero che l’obiettivo è divertirsi, ma per divertirmi devo correre in montagna per 40km…se non sei preparato non ti diverti molto!

    Mi rincuora il fatto che è sì una gara di squadra, ma non si deve correre assieme, come la Monza Resegone, dove se uno sta male o non va come deve, condiziona il risultato dei propri compagni.

    In una gara a staffetta ognuno fa il suo, poi si sommano i tempi. Certo, se faccio pena arriviamo male in classifica, ma gli altri 2 possono avere la soddisfazione di fare bene la propria parte.

     

    Smetto di preoccuparmi di quello che succederà, mi concentro sulle ultime settimane di preparazione e poi vedremo.

     

     

    Sopravvivo con una certa dignità al mio triathlon, torno a casa e dopo 3 giorni sono di nuovo in viaggio per l’Austria.

    Come al nostro primo incontro, c’è subito feeling.

    È chiaro dai racconti dei rispettivi impegni, che uno di noi tre è molto più veloce degli altri 2, ma che tutti e tre abbiamo voglia di dare il massimo e vivere un evento particolare.

     

    Io come ricordo tangibile del mio Xtrim Triathlon ho un bel paio di occhiaie, mal di gambe, stanchezza diffusa e fame atavica.

    Percepire l’eccitazione dei miei compagni per la corsa che andremo a fare mi fa sentire un po’ fuori luogo: io non è che abbia proprio tutta questa voglia di correre!

    Ma ormai…

    Giovedì 27 alla 18.00 scatta la prova prologo.

    La partenza in linea è una brutta cosa, vige l’ignoranza più assoluta: se tutti corrono, corro anche io. Se mi superano, accelero.

    Con atleti da tutto il mondo ci sono mille modi diversi di interpretare la gara, ma tutti portano alla stessa fatidica conseguenza.

    Gli asiatici confermano uno spirito “Mai dire Banzai” che non ha eguali, gli americani sono muscoli e sorrisi Durbans, i tedeschi sono spesso dei veri Panzer ma, al di là di tutti i più stupidi, e spesso veritieri, luoghi comuni, ecco la fatidica conseguenza: corrono tutti come dei forsennati, e io mi adeguo.

    I chilometri in piano corsi a rotta di collo poi inizia la salita e mi pianto. Ma gli altri vanno e io cerco di stargli dietro.

    Non sento più il male ai quadricipiti che mi sembravano dilaniati: in salita è il fuoco nei polpacci a tenermi compagnia.

    La salita non è durissima, ma il fuori giri dei primi chilometri e la stanchezza la fanno sembrare ripida e lunghissima.

    Arranco e guardo gli altri: tutti e tutte più leggeri di me. Sono indubbiamente più freschi, ma mica posso fermarli:

    “Scusa, io ho fatto un triathlon settimana scorsa, non è che potresti andare più piano, che io così non ce la faccio?”

    Quindi lascio strada e cerco di non rallentare troppo.

    Dopo un paio di chilometri di salita, finalmente, non sono l’unico a strisciare, qualcuno che è partito troppo forte inizia a spegnersi: mal comune mezzo gaudio, mors tua vita mea…e prendo un po’ di morale.

    Arriva il momento della discesa, per nulla tecnica, una carrozzabile molto corribile che, con le gambe sane, avrei fatto volando, ma i quadricipiti dilaniati gridano pietà ad ogni passo ed è meno doloroso scendere senza prendere troppa velocità.

    Recupero qualche posizione, ma corro male, sto molto sui talloni, sento i piedi in fiamme e un paio di cuscini crescere. Le vesciche scoppiano e sento un vago bruciore.

    Che brutto soffrire pure in discesa! Finalmente se ne vede la fine, ma tra il caldo e la stanchezza, Stringo i denti negli ultimi 2 chilometri pianeggianti per chiudere in 1h40’, tutto sommato in linea con quanto mi ero prefissato.

    Dopo pochi minuti arriva Fabio che dovendo fare 60km ha risparmiato qualche energia.

    Paolo ovviamente è già al traguardo: lui è arrivato quando noi stavamo scollinando, cioè con un vantaggio di circa 30’.  Eh sì, facciamo 2 sport diversi!

    Grazie all’impegno di tutti e 3 ci siamo piazzati quarantaquattresimi, che non è male e vuol dire partire con il primo staffettista alle 4 e 15 del mattino di sabato.

     

    Il venerdì passa quasi tranquillo, soprattutto dal momento in cui Fabio riesce a mettere le mani su una borraccia morbida, fondamentale per il suo equipaggiamento per i 60km sotto un sole che sarà rovente.

    La sparata da 15km mi ha lasciato un po’ troppi dolori nelle gambe, qualche vescica scoppiata sotto i talloni, male alle anche e un fastidio inquietante sotto la pianta del piede destro.

    Sto andando a pezzi???

    Non mi piacciono questi dolori che arrivano chissà da dove e che non so da cosa dipendano.

    Il mal di gambe ci sta, posso accettarlo, anche se è una sgradevole sensazione, so da dove arriva e perché ce l’ho. Le vesciche sono parte del gioco.

    Ma il fastidio alle anche e questo dolore che mi impedisce di appoggiare bene il piede…brutta cosa.

     

    Sabato sveglia presto per incitare i miei compagni alla partenza.

    Sono passate da poco le 4. Incredibilmente fa quasi freddo, ma nell’arena della partenza l’atmosfera è rovente: musica, luci e uno speaker carico a molla pompano adrenalina anche negli spettatori: Paolo parte con gli occhi più accesi della sua frontale.

    Torno a letto e dopo 2h30’ sono di nuovo alla partenza.

    Attimi di panico quando, a pochi chilometri dal traguardo, secondo il tracking system Paolo è fermo. Il suo pallino non si muove mentre gli altri sembrano volare. Corro nella sua direzione per vedere se ha bisogno di aiuto.

    Lo aspetto ad un bivio in fondo alla sua ultima discesa. La maglia rossa emerge dalla penombra e lui accarezza appena l’asfalto con le suole delle scarpe: altro che fermo! Mannaggia alla tecnologia!!! Corro a perdifiato verso il traguardo per di re a Fabio di tenersi pronto e vedere il passaggio del testimone.

    Appena in tempo, Fabio muove i primi passi e lo vediamo allontanarsi, prima dell’alba, verso i sui 60km.

     

    Pensiamo che ci metterà almeno 8h, ma non conoscendo il percorso, ogni stima è difficile.

    Abbiamo sbagliato anche a stimare il tempo di Paolo, pensavamo ci avrebbe messo attorno alle 2h30’, anche meno: ci ha messo molto di più e non perché sia andato piano, ma perché la corsa in montagna è così.

    Lunghezza, dislivello e un profilo altimetrico possono non essere sufficienti per stabilire a priori dei tempi di percorrenza.

    Il nostro compagno di squadra ha fatto il 7° tempo assoluto! Mica per niente è un Falco di Lecco!

     

    Partito Fabio torno in albergo, colazione come se avessi già corso i 40km, ma forse anche i 60 e poi torno a letto a cercare di riposare.

    Aspettare è difficile, soprattutto se l’orario di partenza non è sicuro. Secondo le nostre stime dovrei partire verso le 15.00.

     

    Non ho molta fame ma alle 13 mangio una fetta di strudel, cerco di bere molto perché il caldo è tanto e così faccio la sola tra la sdraio e il bagno.

    Del tracking on line ci fidiamo fino ad un certo punto e verso le 14.30 sono alla partenza.

    Vedendo le condizioni dei concorrenti che iniziano ad arrivare e leggendo i tempi dei primi, capisco che abbiamo sottostimato pesantemente il tempo di percorrenza.

    Sto all’ombra e penso che più il tempo passa, meno soffrirò il caldo, anche se spero di non dover correre con la frontale, vorrei risparmiarmi l’emozione di correre in montagna al buio.

    Non ho paura dei lupi e degli orsi, ma non mi fido molto della mia torcia.

    Gli arrivi si susseguono e la mimica facciale dei giapponesi è qualche cosa di fantastico: sembra che facciano apposta a fare certe espressioni da cartone animato!

    Il tempo passa, lento, come sempre quando si aspetta. Controllo mentalmente il mio materiale, ripercorro mentalmente il percorso che dovrò fare, cercando di fissare i passaggi chiave, anche se poi so che in gara mi dimenticherò tutto, ma per questo abbiamo un bel tatuaggio sul braccio che riporta profilo altimetrico e posizionamento dei ristori.

    Passo in rassegna i miei dolori e le notizie sono buone, le birre funzionano: di tutta la lista del giovedì sera restano solo i residui delle vesciche, il male muscolare ai quadricipiti e il dolore alla pianta del piede.

    “In gara non sentirai niente” mi dice Paolo, e so che è vero solo in parte.

    Inizio a fare stretching che vuol dire due cose: mi sto annoiando a morte e mi fanno davvero male le gambe.

     

    Finalmente Paolo mi annuncia l’arrivo di Fabio che infatti si materializza a braccia alzate sul rettilineo finale, accolto dal solito boato del pubblico.

     

    17.10: abbraccio Fabio. E inizio il mio personalissimo pezzo di Infinite Trail.

    Il pubblico mi incita, io rispondo, col sorriso incerto di chi sta bluffando: non mi sento per nulla in grado di fare 40km. Poi guardo le montagne che ci circondano, bellissime, ripenso alle foto che ho visto e penso che basta non strafare e che è il momento di godersi il momento, o i “momenti”, perché saranno tanti.

    Dopo un chilometro vedo un paio di concorrenti davanti a me, sfoggiando una inusuale saggezza, li raggiungo molto lentamente, ho già pagato dazio settimana scorsa per aver aumentato il ritmo subito all’inizio.

    Inizia la prima salitona che vale da sola 2/3 del dislivello, cioè 1500 metri in una dozzina di chilometri. Non troppo dura, con alcuni tratti corribili anche in condizioni non ottimali.

    Raggiungo i 2 che mi stanno davanti, piano piano li stacco, poi uno rinviene ma non è la solita bagarre, sono concentrato sul mio passo, è troppo presto per guardare gli altri.

    A metà salita mi rendo conto che non sento il male al piede, sono solo i quadricipiti a reclamare, ma in salita nemmeno più di tanto. Il cuore invece, incapace di alzare il ritmo, mi obbliga ad un passo quanto più possibile regolare.

    Avvisto un nuovo concorrente davanti a me mentre un altro mi raggiunge e mi passa.

    Pensavo che, nonostante tutto, sarei stato in grado di guadagnare una decina di posizioni, invece appena passo qualcuno si materializza tra i cespugli un nuovo concorrente più fresco che mi supera.

    Quando la salita “molla” un po’ riesco a divertirmi e ad allungare il passo nei tratti tecnici in single track. Poi il sentiero continua a salire e i miei compagni di viaggio si rifanno sotto.

    Facendo trail running mi sembra di correre sui libri delle elementari.

    Quando ci sono i disegni che rappresentano la montagna e le differenti fasce della vegetazione: latifoglie, poi aghiformi e, quando passi i 1800m le piante scompaiono quasi subito; sicuro che sui 2000 ci sono muschi e licheni, ma gli occhi corrono in alto, a riempirsi dell’immensità delle montagne.

    La differenza tra la carta e la realtà, in questi casi si misura in pelle d’oca.

    Anche se fa un caldo anomalo, anche se stai sudando le proverbiali sette camicie, i brividi che sfiorano la pelle mentre corri sulle ultime anacronistiche placche nevose non sono per il freddo: è la corsa in montagna.

    È l’essere sospeso tra un crinale e il cielo, andando sempre più su col fiato sempre più corto per la fatica e l’emozione.

    Pensavo di chiudere la mia prova in 5h, ma quando scollino al 16km sono già passate 2h30’ e il mio obiettivo di tempo mi sembra fuori portata, soprattutto perché in discesa si ripresentano puntuali i dolori muscolari, mi muovo legnoso, poco fluido e quindi lento e la lentezza quando si scende moltiplica la possibilità di farsi male perché si perde in reattività.

    Il percorso è tracciato quasi alla perfezione, anche se in un paio di punti devo fermarmi per non lanciarmi nella direzione sbagliata. Sarebbe un dramma perché mi sembra di avere le forze per fare giusto 40km, non uno di più e se mi trovassi fuori dal percorso credo che, dopo essermi asciugato le lacrime, getterei la spugna, mica andrei a cercare il modo di tornare in pista.

    Quindi cuore aperto sulle Alpi e occhi a individuare la strada che a volte scende, senza seguire una traccia, tra cuscini di erba e cespugli.

    Ecco, pure le mucche sul sentiero ad impormi sgraditissimi cambi di rotta!

     

    La seconda parte di gara è meno suggestiva, guadagnato il fondovalle si attraversano un paio di paesotti, dove il tifo da stadio spinge i miei passi un po’ titubanti perché so che la pianura durerà poco: attorno al trentesimo ci sarà da salire, circa 3 chilometri, secondo il profilo altimetrico non troppo verticali, ma che comunque non riesco sempre a fare di corsa anche se il passo è buono.

    Approfitto dei tratti camminati per indossare la frontale, ormai sono le 9 di sera passate e arriverò dopo le 10, meglio essere pronti piuttosto che doversi fermare in discesa o in pianura.

     

    Gli ultimi chilometri costeggiano il fiume, sono pianeggianti, monotoni ed eterni. Le gambe girano, penso che manca poco, che c’è magari qualcuno che sta seguendo il mio pallino sul “Live Tracking” e voglio che veda il mio pallino muoversi veloce, che sia orgoglioso di me che vorrei camminare e invece continuo a correre al mio massimo sostenibile, salutando le persone che incontro, che ora sono poche ma appena entro in paese sono sempre di più e tutte mi applaudono e mi sostengono.

    Sul rettilineo finale la torcida è spettacolare, anche per me che arrivo dopo chissà quanti altri concorrenti mancano grida e applausi.

    Un soffio meno delle 5h previste: di certo non mi sono risparmiato.

    Al traguardo ci sono i miei compagni che mi aspettano per il giro d’onore.

    Cinque alto, come quando ci siamo incontrati da perfetti sconosciuti in riva al Lago di Lecco e via assieme, uniti da questa incredibile avventura.

    Ed essendo in Austria, tra tutti gli incitamenti, non poteva mancare:

    SUPER!

     

    Che quando te lo gridano sembra che dicano “zuppa” ma è molto meglio!

      

  5. Prevenire la distorsione della caviglia

    Sebbene la distorsione della caviglia sia spesso liquidata come una lesione minore, che “passa da sè”, la letteratura scientifica mostra il contrario.

    Il processo iniziale di infortunio in una distorsione alla caviglia di solito comporta l'incontro del piede con un cambiamento inaspettato della superficie d’appoggio che "punta" la caviglia da una parte o dall'altra, ferendo i legamenti.

    Il problema permane anche dopo la guarigione; difatti la maggior parte dei soggetti che hanno subito una distorsione sono meno sensilibili nel percepire la propria caviglia e i cambiamenti che quest’ultima affronta durante il passo rispetto al lato sano e anche per questo chi ha sofferto di distorsione in passato è più soggetto a “ricadute”.

    Fortunatamente, ci sono buone prove scientifiche che alcuni semplici esercizi di equilibrio possono ridurre il rischio di recidive e addirittura prevenire la distorsione della caviglia

    I corridori che hanno già sofferto di questo tipo di distorsione dovrebbero sicuramente fare allenamento propriocettivo e di rinforzo articolare più volte alla settimana.

    È possibile iniziare seguendo questi pochi semplici passaggi:

    • Esercizi in monopodalica su terreno piano
    • Squat e affondi a intensità progressiva
    • Esercizi di propriocezione in monopodalica ad occhi aperti e occhi chiusi
    • Esercizi di propriocezione in monopodalica ad occhi aperti e chiusi su superficie morbida
    • Riproporre gli stessi esercizi su una superficie instabile come una tavola oscillante per aumentare la difficoltà man mano che si migliora.

    Con Compex è possibile non solo trattare l’eventuale infortunio, ma anche aumentare l’efficacia degli esercizi sopracitati.

    Con i programmi PREVENZIONE DISTORSIONE CAVIGLIA o FORZA ESPLOSIVA si possono reclutare i muscoli che stabilizzano la caviglia massimizzandone l’azione.

    Il Compex agirà effettuando un riscaldamento preliminare dei muscoli e, se posizionato correttamente (sui muscoli peronei), andrà a provocare un’eversione del piede (la pianta che gira verso l’esterno) ad ogni contrazione, permettendo di  trarre il massimo beneficio dagli esercizi.

    Facendo questo tipo di esercizi si migliorerà l’equilibrio e si eviteranno i problemi associati alle distorsioni della caviglia.

  6. Austria Xtrim: il report di Renato Dell'Oro

     

    Ovvero: quando una gara diventa “Esperienza” e sai che ti rimarrà nel cuore.

    “It will change your Life”: è questo il motto di Austria Xtrim. Forse è un po’ retorico e non so se davvero cambierà la mia vita, ma di sicuro l’ha arricchita.

     

    Per un amatore è difficile che le gare vengano ricordate per il piazzamento, per l’adrenalina di essere i primi a tagliare il traguardo. A noi le gare restano tatuate nell’anima quando toccano nel profondo e si trasformano in un’esperienza indelebile.

    Io sabato stavo facendo una gara bellissima, che aspettavo da 8 mesi e per cui ho cercato di preparami al mio meglio.

    Poi c’è stato un momento in cui la gara è diventata Esperienza e mi è entrata dentro.

    È successo verso l’ottavo chilometro di corsa, dopo circa 10h di gara, avvincente, ma nulla di speciale: bella, bel panorama, meteo decente, ma era la solita cosa, le stesse azioni ormai memorizzate.

    Sveglia presto, colazione col burro d’arachidi e poi un tuffo per la parte a nuoto che sembra sempre troppo lunga, l’uscita dall’acqua e i primi colpi di pedale per capire che è tutto a posto, sto bene e macino chilometri, inesorabile, tenendo il ritmo che mi aspettavo, poi come sempre dopo la bici avviene il miracolo: credi di essere stravolto e invece inizi a correre.

    Correre non mi piace tantissimo, ma in genere mi viene bene. Sono nella top ten e posso guadagnare posizioni.

    La sto vivendo come gara e penso alla posizione.

    La corsa non è fluida, ma ci vuole qualche chilometro perché le gambe si abituino. Dopo un paio di chilometri vedo un altro atleta a cui sto recuperando metri. Non penso a me. Penso alla posizione perché è una gara.

    Mancano 40km alla fine e accelero per raggiungere Macjek, il polacco che mi precede. Non mi ero accorto, ma prima di lui incontro un altro concorrente che sta camminando.

    La strada è leggermente in discesa, lo supero velocemente, ma faccio in tempo a chiedergli come sta, se per caso vuole un gel, che è l’unica cosa che ho, oltre all’acqua. È vero che voglio guadagnare posizioni, ma non mi piace farlo perché un altro sta male, mi spiace per lui e non c’è alcuna soddisfazione. Comunque il mio gel non lo vuole: ha i crampi allo stomaco. Gli grido qualche incitamento e proseguo.

    Finalmente raggiungo Macjek, facciamo qualche centinaio di metri assieme e camminiamo un po’ in salita mentre in discesa guadagno terreno anche se sento la respirazione affannosa e infatti, arrivato in piano, mi pianto.

    Lui mi raggiunge, facciamo ancora qualche metro assieme.

    Suona il suo orologio, lo guarda:

    “Mancano 38km alla birra, quando arriviamo beviamo assieme” mi dice.

    38km mi sembrano tantissimi, gli sorrido poco convinto. Ancora qualche centinaio di metri assieme, correre mi sembra faticosissimo.

    Dopo la grande pedalata sono partito troppo forte.

    Chiedo a Macjek di non bersi tutte le birre e inizio a camminare.

    Se cammino in pianura quando mancano 37km, quando mai finirò la gara? E Paolo, che mi ha seguito tutto il giorno e mi aspetta per arrivare al traguardo assieme, cosa penserà? Gli ho fatto fare tutto questo per niente?

    E tutti quelli che a casa pensano che sia pazzo, ma anche fortissimo? Chi glielo spiega?

    Provo a correre ancora, ma vado troppo forte e dopo un chilometro sono costretto a riprendere a camminare. Non riesco a correre piano. O cammino o vado fuori giri.

    Ma sono arrivato fino a qui per camminare? Se mi ritirassi?

     

    “Tu rispetto agli altri hai la testa, sai soffrire” più o meno questo è quello che mi ha detto Paolo la sera prima della gara.

    Penso a queste parole: davvero io ho la testa? In questo momento non mi sembra proprio.

    Mi sembra che sia sufficiente una piccola crisi per abbandonare il mio sogno.

     

    Io ho la testa. Provo a crederci.

    La mia camminata diventa corsa lenta, ma continua: io posso anche correre piano, senza far battere il cuore troppo forte, gestire la fatica, controllare lo sforzo.

    Ho toccato il fondo, ma non sono finito, perché basta correre piano.

    Una pioggerella fresca e leggera scende a rinfrescarmi e lava via i pensieri di resa.

    Sto continuando a correre; “Super” mi dicono tutti quelli che incrocio, sorrido e non smetto più di correre. Super, Super, Super

    Quando ho toccato il fondo la mia gara si è trasformata ed è diventata un’emozione che non scorderò più.

    I chilometri iniziano a passare e quando arrivo all’incontro con Paolo so che arriveremo in fondo. Insieme.

     

    La strada diventa sentiero, il mio socio mi fa trovare energie che non pensavo di avere e quando le mie energie non bastano: mi spinge!

    Ma non troppo forte, per favore, che mi vengono i crampi!

     

    Le nuvole si aprono un po’ e le Alpi tolgono il fiato. Non possiamo non fermarci a fare qualche foto: quando ci ricapita di correre nella neve per raggiungere un traguardo inseguito da mesi, capire che sono gli ultimi bellissimi metri di un’Esperienza irripetibile?

    Campanacci, grida di incitamento, SUPER, BRAVO e siamo al traguardo.

     

    Non so se cambierà la mia vita, ma toccare il fondo e reagire ha scolpito questa giornata nella mia anima.

     

    Grazie a chi mi ha accompagnato in questo viaggio che è iniziato tanti mesi fa.

    A Paolo che mi ha seguito per tutto il weekend, a Roby che doveva essere con noi e ci è mancato tantissimo. Grazie a miei compagni 3 Life e ai miei amici di pedale Cama Racing: uscire in compagnia è sempre stimolante, perché andate tutti più forte di me!

    Grazie a Eros che in bici ha condiviso tantissimi chilometri e oggi la bici era fondamentale.

    E grazie alla Family che c’è sempre anche se io spesso non ci sono: forse un giorno diventerò grande e smetterò di giocare, ma queste emozioni e voi, mi fanno sentire maledettamente vivo: grazie!

    Testo di Renato Dell'Oro

    https://lecconotizie.com/sport/lecco-sport/triathlon-renato-delloro-nella-top-ten-dellaustria-xtrim/

     

     

  7. Il Team Compex all'Adidas Infinte Trail: Fabio Gonella

    FABIO GONELLA

    Anno di nascita: 1981

    Vive a: Milano 

    Professione: impiegato 

    Quando cinque anni fa ho indossato il mio primo paio di scarpette non avrei mai immaginato dove la corsa mi avrebbe portato. Dopo anni di vita sedentaria, sovrappeso e fumatore, mi sono lasciato a poco a poco conquistare da questa sfida continua con me stesso, che mi ha rivoluzionato la vita, sostenendomi nei momenti difficili e rendendomi una persona migliore. Dopo due anni di garette, la prima maratona, la prima di molte a venire. Cambio città e a Milano trovo una squadra, gli Urban Runners, che prima di tutto è una famiglia. Allenarsi in gruppo ti porta a tirare fuori il tuo potenziale, ti stimola e ti aiuta a migliorare continuamente. 

    A partire dalla scorsa estate scopro la mia vocazione, le distanze lunghe, sia in strada che in montagna. Penso che ci sia una poesia nella fatica, nel sentire i muscoli scoppiare, la forza ed il fiato venire meno, nel resistere ed andare avanti con la forza di volontà soltanto. Credo che solo in questi momenti troviamo veramente noi stessi. Mi iscrivo così alla 100 km del Passatore, che preparo in cinque mesi con una tabella durissima, di oltre 2000 km totali, ideata da me e fondata su una decina di lunghi dalla maratona in su, tutti in gara, su strada o in un trail, più innumerevoli altre uscite quasi quotidiane.

    Il giorno della gara si parte da Firenze veloci e leggeri sotto uno splendido sole primaverile. La salita di Fiesole è ripida ma breve ed il panorama su Firenze lascia senza fiato molto più dei tornanti, poi il percorso continua fino a Borgo San Lorenzo tra paesaggi stupendi ed un’atmosfera di festa. I km volano, non si sentono. Non temo la salita, la amo, ma quella della Colla si rivela molto più dura delle attese: non è ripida, ma è lunghissima, interminabile e ha cominciato a piovere. Cerco di risparmiarmi un po’ e per brevi tratti addirittura cammino. Arrivato in cima mi cambio in fretta e riparto facendo attenzione alla discesa, che è veloce ma da gestire, perché la strada è ancora lunga. Al km 58 so che mi manca soltanto una maratona e che pertanto il più è fatto. Dopo Marradi il fondovalle alterna dolci salite e discese, mi metto ad un ritmo comodo ed inizio a spingere. Inizio a recuperare posizioni e ad ogni sorpasso la fame aumenta. Ultimo cancello Brisighella al 90km, ormai è fatta. Sento però irrigidirsi in appoggio la gamba sinistra, temo un crampo che potrebbe compromettermi la gara. Devo gestirla senza rallentare ed alla fine si scioglie. Sostenuto dal tifo e dal supporto della mia squadra, divoro gli ultimi km fino a Faenza. Il tabellone segna 9:36, sono completamente svuotato, ma sono veramente felice. 

    Giusto il tempo di riprendermi e tutta la mia attenzione va al secondo obiettivo stagionale. Durante l’impegnativa fase di carico Gianluca mi ha fatto conoscere il mondo Compex e gli enormi benefici dell’elettrostimolazione per integrare gli allenamenti e velocizzare il recupero, nonché lo splendido team che ci sta dietro. È per me un onore quando mi viene offerta l’opportunità di prendere parte alla staffetta di amatori che affronterà l’Adidas Infinite Trails World Championship in Austria. Correrò insieme a due grandi atleti, Paolo e Renato, affrontando la frazione a me più congeniale, l’ultratrail di 60 km. Affronterò questa sfida con entusiasmo ed incoscienza, come sempre, cercando di dare il massimo e di divertirmi facendo cosa più amo al mondo: correre. 

    Finisher di 21 maratone e ultramaratone:

    • 100 km del Passatore (2019 - 9h36’)
    • 6 ore del Parco Nord (2019 - 69 km)
    • Ultrabericus Trail 65 km (2019)
    • Flaminia Militare Trail 55 km (2019)
    • 50 km di Romagna (2019 - 4h04’)
    • Terre di Siena Ultramarathon 50 km (2019)
    • 50 km del Turchino (2019)
    • Ultra K Marathon 50 km (2018)
    • Ronda Ghibellina Trail 45 km (2019)
    • Eco Val d’Arda Trail 42 km (2018)
    • 10 maratone (PB Milano 2018 - 3h13’)
    • Monza-Resegone (2018)
  8. Il Team Compex all'Adidas Infinte Trail: Paolo Bonanomi

    PAOLO BONANOMI - 24/08/1990 LECCO - Architetto e Olivicoltore per passione

    Ho iniziato a correre nel 2012, per caso, per una sfida tra amici mai disputatasi.

    Mi sono avvicinato alla corsa in montagna perché è quello il più naturale evolversi dell’atletica nel territorio Lecchese. In montagna ci andavo già da piccolo, perché non provare ad andarci di corsa? Così è nata la mia passione, il mio amore per la montagna si è trasformato e negli anni si è evoluto, e ora lo vivo più che mai intensamente, correndo su e giù per le vette negli orari in cui la montagna è meno frequentata. Adoro allenarmi sui sentieri godendomi le ultime luci del giorno, mi piace vedere che la mia ombra si allunga a vista d’occhio e il sole si fa sempre più rosso.

    Dal 2014 sono atleta del Team Falchi Lecco, un gruppo di amici che bene riesce a conciliare allenamento, sacrificio con il divertimento e il piacere di una sana rivalità! La competizione e l’agonismo fanno parte del mio carattere, mi spingono a migliorarmi e raggiungere nuovi traguardi. Prediligo le gare di corsa in montagna brevi, non nego il gran fascino dello skyrunning.

     

    Migliori Tempi

    10 km: 33’00” 2019

    21 Km: 1h 13’ 21’’ 2019

     

    Migliori Risultati (2018-2019)

    Primo classificato Grignone Vertical Extreme 2018 -2019

    Primo classificato Giglio Trail 2017-2018-2019 (record del percorso)

    Primo classificato Kima Trail 2018 (record del percorso)

    Primo classificato Trofeo Adelfio Spreafico 2019

    Secondo classificato alla Monte Barro running 2019

    Terzo classificato al Vertical della Grignetta 2019

    Quinto classificato alla Dario e Willy Sky race 2019

    7 vittorie, 10 volte sul podio nel 2018

    5 vittorie, 10 volte sul podio nel 2019

     

    Risultati di squadra

    Terzo posto alla Monza-Resegone - con Beltrami e Perego 2019

    Sesto posto al Trofeo Valli bergamasche – nazionale staffetta corsa in montagna con D.Brambilla e L.Beltrami 2019

    Sesto posto campionati Italiani di corsa in montagna a staffetta con L. Del Pero e L.Beltrami 2019

    Sesto posto e prima squadra italiana al Trofeo Vanoni – Internazionale corsa in montagna a staffetta con E.Radaelli e D.Brambilla 2018

  9. Triathlon: allenare la forza con Compex

    Quanto è importante l’allenamento della forza per un triatleta? L’allenamento di forza è da considerare separato da uno di resistenza o bisogna considerarli come le due facce di una stessa medaglia?

    Iniziamo oggi una serie di approfondimenti nei quali andremo a parlare della preparazione del triatleta nello specifico delle tre discipline: nuoto, ciclismo e corsa, affrontata con l’utilizzo del Compex, alleato indispensabile alla costruzione dell’atleta 2.0.

    Uno degli ostacoli maggiori che impedisce ai triatleti di iniziare un programma di forza è la poca consapevolezza di ciò che essa comporta per il corpo. È quindi importante affrontare la questione per sconfiggere ogni paura ed incertezza.

    L’obiezione più diffusa nei confronti dei programmi di allenamento di forza è “Non voglio usare i pesi perchè non voglio diventare grosso”. Purtroppo l’idea è una conseguenza dell’associazione che molti fanno tra allenamento coi pesi e bodybuilding. Per fortuna si tratta di una visione distorta delle cose e, se ci si attiene al programma adeguato, è davvero poco probabile che si acquisti una massa muscolare “vuota”. Uno dei vantaggi dell’allenamento con Compex è che questo, utilizzato correttamente, permette di incrementare notevolmente la forza, senza incidere in maniera significativa sul peso.

    Ma se i muscoli non si ingrossano come fanno a diventare più forti? La risposta, almeno in parte, risiede nei cosidetti adattamenti neurali. In parole povere, è il nostro sistema nervoso a far fare ai muscoli ciò che vogliamo e quello dell’individuo poco allenato non ci riesce molto bene.

    A questo punto entra in gioco Compex: allenarsi con Compex vuol dire compiere un allenamento destinato in prim’ordine al sistema nervoso. Come funziona?

    L’individuo medio, anche se fortemente motivato, riesce ad attivare solo il 30-40% delle unità motorie e grazie all’allenamento questo dato può crescere enormemente, dando luogo a maggior forza e resistenza muscolare senza cambiamenti di volume. E la forza, sviluppata nei punti e nei movimenti giusti può incrementare enormemente la prestazione oltre che prevenire gli infortuni, dando più stabilità articolare e sicurezza nel gesto specifico per ciascuno sport.

    Nei prossimi interventi vedremo come questo concetto di training neuromuscolare può essere associato all’allenamento “tradizionale” per incrementare le prestazioni nelle tre discipline e come costruire un’integrazione Compex dedicata al triathlon, oltre che come supportarci nella prevenzione degli infortuni e nel recupero.

    Leonardo de Florio

    Compex Coach Italia

  10. Il Team Compex all'Adidas Infinite Trail

    La corsa in montagna è...senso di libertà e avventura.

    Mi piace "sbagliare strada", scegliere un sentiero nuovo e fare nuove scoperte... scoprire che non porta da nessuna parte (e sono parolacce!), oppure scoprire un angolo nuovo, un nuovo scorcio che cambia la prospettiva ai "soliti posti".

    La corsa in montagna è libertà dagli schemi, non sono schiavo del cronometro, il tempo che impiegato dipende dal mio stato di forma e dal percorso. Se corro piano su asfalto mi intristisco, se corro piano in montagna mi guardo in giro e godo.

    Se vado piano in montagna penso che tutto sommato dove è troppo ripido non è possibile correre, stringo i denti, sudo, spingo per quanto ne ho e quando scollino il cuore si apre, ancora più dei polmoni.

    E poi c'è la discesa: una sfida alla gravità coi piedi che leggono il terreno e l'adrenalina che sale. Galleggiare su sassi e radici, essere più rapido della ghiaia che scivola, a perdifiato, fino a che non spiana e torni a fare i conti con la fatica di doverti guadagnare ogni metro.

    Adidas Infinite Trail: più che una gara, sarà un'avventura da vivere in squadra e sarà particolare.

    La corsa è uno sport individuale, ma le emozioni che si provano sono universali e quindi è molto semplice legare, anche alla prima uscita. In realtà non ci si parla molto, perché in salita manca il fiato e in discesa serve troppa concentrazione: è quello che si sta vivendo che accomuna.

    La gara nasconde l'insidia del risultato: se si hanno aspettative diverse tra i componenti c'è il forte rischio di compromettere un rapporto, più che un risultato sportivo.

    Per quel che mi riguarda sono tranquillo: conosco ancora poco i miei compagni di viaggio, ma mi sembra chiaro che, nonostante la diversità di "motore" di ognuno di noi, andiamo con l'obiettivo di divertirci e fare il nostro meglio, con l'opportunità di scoprire nuovi panorami: non capita tutti i giorni di andare a correre dall'altra parte delle Alpi!

     

    L'Infinite Trail è una gara in montagna che si inserisce nella mia stagione di Multisport.

    Appena quattro giorni prima parteciperò ad un Xtrim Triathlon e quindi in preparazione dovremo tener conto anche della bici e gestire al massimo i recuperi.

    ...Prevedo uno stress molto elevato per il mio Coach e per le batterie del mio Compex!

     

    Ah dimenticavo... A birra e wurstel ognuno fa per sè e sono abbastanza sicuro di vincere!

    Paolo è troppo giovane e atletico: non ha lo stomaco abituato.

    Fabio è troppo corto: non ha spazio.

    L'unico che mi poteva battere non c'è più: il mitico Bud Spencer.

    di Renato Dell'Oro

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