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  1. Compex prima di una gara

    Una delle cose più difficili nell’approcciarsi a una competizione è calibrare l’allenamento in base ad essa: quando questo non avviene si rischia di arrivare alla gara non al pieno delle proprie potenzialità.
    Bisogna considerare lo stress psicologico a cui si è sottoposti in tali situazioni e, se in aggiunta a questo non ci sentiamo fisicamente al meglio, non facciamo che “bruciare” la prestazione.

    In questa situazione Compex ci viene incontro con dei programmi ad hoc per l’integrazione dell’allenamento e per le gestione del recupero.
    In primis sarebbe opportuno inserire nel proprio iter giornaliero durante le settimane di scarico, una sessione del programma Capillarizzazione o del programma Sovracompensazione: questi programmi permettono di dare un forte stimolo angiogenico ai capillari e di allenare le fibre alla più agile gestione del lattato. Quando effettuarlo? Post allenamento, dopo i normali programmi di recupero (idealmente la sera, durante il relax).

    Nell’immediato pregara è invece molto utile il programma Riscaldamento, che “sveglia” le fibre preparando il sistema neuromuscolare allo sforzo fisico. Se la gara è su una distanza breve o prevede comunque uno sforzo anaerobico suggeriamo il programma Compexion.
    Un aiuto la sera prima della performance può venire dal programma Dolore muscolare: questo stimola la produzione di endorfine e aiuta a riposare meglio.

     

  2. Compex Meets... Frederik Van Lierde

     

    Compex: Ciao Frederik, piacere di conoscerti! Puoi dirci qualcosa di te?

    Frederik: Con piacere! Sono belga, vivo a Menen vicino al confine con la Francia (non lontano da Lille) e sono associato al Team Compex Benelux.

    Compex: Grazie Frederik, e come hai iniziato con il tuo sport?

    Frederik: sono un triatleta. Ho iniziato a 17 anni (ora che siamo nel 2019 ne ho 40) e sono diventato professionista a 23. Precedentemente sono stato un nuotatore a livello agonistico. Il mio obiettivo come atleta è di continuare fino all 2020 e vincere quanti più Ironman possibili. Ho ancora un po’ di tempo per dimostrare quanto valgo. Per me l’importante è credere in se stessi ed è ciò che faccio sempre.

    Compex: Sei un triatleta di alto livello da parecchio tempo! In che modo la stimolazione con Compex ti aiuta a trovare un vantaggio competitivo?

    Frederik: Compex mi aiuta a migliorare sotto ogni aspetto. È fondamentale per recuperare più velocemente e meglio in modo da poter allenarmi di più e più intensamente.

     

    Frederik Van Lierde

     

    Compex: Interessante! Quali programmi usi maggiormente?

    Frederik: Utilizzo i programmi di recupero dopo allenamenti e gare traendone un grandissimo beneficio. Uso Compex anche prima di alcune sessioni di allenamento per preparare i muscoli e lo trovo di grande aiuto!

    Compex: Utilizzi altri prodotti Compex? 

    Frederik: Sono molto interessato al Compex Tape e sto iniziando a usarlo più spesso

    Compex: Fantastico, ti facciamo i nostri migliori auguri per la stagione sportiva, siamo certi che sentiremo parlare di te!

    Frederik: Grazie ragazzi!

  3. COMPEX E ALLENAMENTO FUNZIONALE

    “Intensità” è la parola chiave: l'obiettivo è quello di spingere il corpo al limite, per ottenere un miglioramento costante. Per questo amiamo allenarci duramente: è capace di sorprenderci per quanto siamo capaci di fare, spingendo sempre oltre l’asticella dei nostri limiti.

    Una volta consolidata una buona routine di allenamento / recupero e predisposta la tua dieta in modo corretto, è il momento di valutare come introdurre ulteriori stimoli e portare il tuo allenamento ad un livello successivo con Compex. Compex non è progettato solo per aiutarti a recuperare, ma anche per costruire forza e resistenza.

     

    In che modo Compex può aiutarti a sviluppare la forza?

    Supponiamo che tu stia cercando di aumentare la quantità di peso che puoi sollevare.

    Per essere in grado di fare ciò, è necessario allenare il corpo al reclutamento di quante più fibre muscolari possibili. Sollevando progressivamente più peso nello stesso movimento, si sviluppano percorsi cerebrali sempre più raffinati e volti ad economizzare le energie massimizzando il risultato.

    Questo però richiede molto tempo, e anche il più allenato raggiungerà al massimo circa il 30% del potere contrattile del singolo muscolo coinvolto.

    Con Compex puoi reclutare più fibre muscolare poiché  la stimolazione è diretta sul muscolo stimolato.

    Il dispositivo lavora con gli stessi impulsi che utilizza il tuo cervello, permettendo di lavorare senza carichi pesanti e di allenare il muscolo a contrarre una percentuale maggiore di fibra muscolare rispetto alla norma.

    Il Compex è molto utile anche per i gruppi muscolari sottoutilizzati come i glutei: importanti per la forza, ma non altrettanto facili da allenare; in una pratica completa come quella dell'allenamento muscolare è essenziale lavorare su tutti i punti carenti per essere “Ready for the unknown”.

    Lo stimolazione muscolare può aiutarti a prevenire possibili infortuni che incorrono durante un allenamento ad altissima intensità.

    Il Compex riduce l'impatto sulle articolazioni senza sacrificare le prestazioni e grazie a questo, anche i  tempi di recupero diventano più brevi.

     

    Compex SP8.0 Wod Edition è uno strumento ideale per gli appassionati di allenamento funzionale. Innanzitutto il top di gamma include programmi esclusivi estremamente utili per chi spinge il proprio corpo al limite e può avere la necessità di trattare dolori come epicondilite o lombalgia (per citare due tra i programmi esclusivi di questo prodotto).

    La confezione del Wod Edition include inoltre un maggiore numero di elettrodi, le fasce elastiche, una comoda borsa da viaggio e un manuale d’uso per migliorare i fondamentali.

    Altro grande vantaggio è la possibilità di scegliere tra due ottime ginocchiere: una dedicata al sollevamento pesi (5mm Knee sleeve) ed una maggiormente generica (Trizone Knee).

  4. COMPEX PARTNER DEL BAHREIN MERIDA CYCLING TEAM

    Con te e con i campioni del Team Bahrain Merida

    La formazione di Vincenzo Nibali si appresta ad affrontare un’altra stagione agonistica ad alto livello, e per migliorare ancora di più la condizione fisica di tutto la squadra, il Team Bahrain Merida ha scelto di adottare gli elettrostimolatori Compex da integrare nel proprio piano di allenamento e recupero.

    Sarà un’altra stagione ad alta intensità agonistica quella che il Team Bahrain Merida si prepara a sostenere: dapprima le gare in linea della campagna a Nord e poi i grandi giri a tappe. Una programmazione di eventi che richiede particolare attenzione nella cura dei dettagli, e la condizione fisica è l’aspetto centrale nell’attività quotidiana di un ciclista professionista.
    Per questa ragione la formazione capitanata da Vincenzo Nibali ha scelto di farsi affiancare da Compex, l’azienda che da oltre trent’anni rappresenta il punto di riferimento nel campo della elettrostimolazione.
    Nata da un progetto di ricerca medica in ambiente universitario svizzero, Compex ha conquistato sin dalla prima apparizione negli anni 90, l’attenzione degli sportivi e dei loro preparatori atletici grazie a un principio semplice ma allo stesso tempo sofisticato: sostituire il segnale elettrico generato dal cervello verso i muscoli del corpo con un eguale impulso elettrico prodotto da un elettrostimolatore.

    NON SOLO RECUPERO, MA SVILUPPO MUSCOLARE
    Compex ha consegnato al Team Bahrain Merida una fornitura per gli atleti in occasione del ritiro della squadra nei giorni scorsi a Cambrils in Spagna, alla presenza dell’esperto di elettrostimolazione Arno Bosman che ha curato la formazione ai corridori, allenatori e fisioterapisti.
    «Abbiamo incontrato atleti e coach per illustrare non solo le funzioni dello strumento, ma anche per descrivere le potenzialità di questa tecnologia – commenta Arno Bosman – poiché gli strumenti Compex sono utili sia per migliorare il recupero che come supporto antalgico in caso di infortuni, ma è nella capacità di sviluppare la forza muscolare che l’elettrostimolazione rappresenta un grande valore aggiunto>.
    I presenti all’incontro hanno raccontato di straordinaria curiosità e voglia di approfondire da parte di tutti i componenti del Team Bahrain Merida, perché si è capito sin da subito che utilizzato correttamente (ovvero all’interno di un preciso piano di allenamento) Compex può fare la differenza.

    LA VOCE DEL TEAM
    «Per il Team Bahrain Merida c’è grande soddisfazione poter collaborare nel 2019 con una azienda di altissimo livello come Compex e di utilizzare i suoi prodotti all’avanguardia – sottolinea Alex Carera Business & Marketing Manager della squadra Pro Tour – e sarà motivo di grande utilizzo, non solo prima e dopo le competizioni o gli allenamenti, ma anche in abbinamento al consueto massaggio dei nostri fisioterapisti».
    Tuttavia Compex non si è ‘limitata’ alla semplice fornitura, ma alla luce del valore del partner ha voluto sottolineare il significato di questa collaborazione: «Crediamo fondamentale per noi e per gli atleti non essere solo sponsor ma veri e propri partner in grado di dare un contributo significativo - sottolinea Marco Ravasio, Direct Sales and Trade Marketing di Compex Italia – e a sottolineare il valore di questa partnership, abbiamo realizzato una personalizzazione del prodotto top di gamma, che sarà in dotazione al team per tutto il corso della stagione».

    L’ESPERIENZA A DISPOSIZIONE DEGLI AMATORI
    Per i ciclisti professionisti come per gli amatori Compex rappresenta un grande vantaggio, sia dal punto di vista prestativo sia per poter recuperare meglio (un vantaggio spesso sottovalutato ma per nulla banale e sempre più importante).
    Il Club Strava Compex Italia nasce per tutti gli amanti degli sport di endurance che vogliono approfittare al massimo del proprio Compex.
    Gli esperti di elettrostimolazione applicata allo sport e al trattamento degli infortuni scriveranno articoli di rilievo, anche prendendo spunto dall’esperienza con atleti di altissimo livello come quelli del Team Bahrain Merida.

  5. PREVENIRE GLI INFORTUNI CON COMPEX: LA CORE STABILITY

    Ci sentiamo spesso ripetere quanto sia fondamentale avere un “core” forte.

    Approfondiamo l’importanza di una corretta core stability, inquadrando la zona da un punto di vista anatomico per capire come un suo deficit sia strettamente correlato con gli infortuni soprattutto nella regione lombare. Approfondiremo infine come possiamo rinforzare la muscolatura della zona con Compex, per prevenire gli infortuni e migliorare le nostre prestazioni nello sport in generale e nelle discipline del triathlon in particolare.

     

    Prima di entrare nel dettaglio della core stability e della fisiopatologia degli infortuni a essa legati dobbiamo capire che il core non è formato, come alcuni pensano, solo dagli addominali; questa struttura è infatti formata da un insieme di muscoli, alcuni intrinseci ed altri estrinseci: il trasverso addominale, gli obliqui interni, il diaframma, il multifido, la muscolatura del pavimento pelvico, tutti questi vanno a formare la base del nostro cilindro. Più esternamente abbiamo la muscolatura estrinseca: di questa fanno parte il retto addominale, gli obliqui esterni, gli erettori della colonna, il diaframma e il quadrato dei lombi. (1)

    Visto il numero di muscoli interessati e la posizione anatomicamente centrale, iniziamo a capire l’importanza del core nella stabilizzazione della colonna vertebrale e nella gestione delle catene cinetiche.

    Nonostante questa importanza riconosciuta, un deficit della core stability continua a essere una delle maggiori cause di sintomi da overuse della colonna nel 67% dei triatleti di ogni livello. (3,4)

    È stato infatti provato come il maggiore sovraccarico vertebrale nel triatleta si abbia proprio sulla componente lombare (provocando spesso stiramenti e problematiche disco/articolari), soprattutto nella corsa e nel ciclismo (5,6).

    È quindi fondamentale negli sport di endurance, dove andiamo a sforzare sia la parte alta che la parte bassa del corpo, avere un core forte, capace di assorbire ripetute e carichi prolungati che si vanno a concentrare sul tronco. (2)

    La ricerca scientifica ha evidenziato come gli atleti del Triathlon abbiano, rispetto ad altri sport (e.g. calcio, pallavolo), un range di movimento minore e una debolezza muscolare maggiore su tutti i piani di movimento. Questa carenza è dovuta soprattutto al fatto che chi pratica endurance si allena spesso per migliorare la forza resistente e non la forza massima, come invece accade in altri sport dove l’esplosività è parte fondamentale della disciplina (2,3).

    I triatleti, inoltre, hanno una contrazione concentrica dei muscoli dominante durante tutta la loro prestazione e questo porta a una debolezza della muscolatura del tronco nella sua componente eccentrica.

    Riassumendo quindi nel triathlon è fondamentale il core ma nessuna delle 3 discipline interessate porta a picchi di contrazione e intensità tali da permettere miglioramenti significativi a livello del tronco, che è anzi più debole rispetto a tutti gli altri sport presi in esame in diversi studi. (7,8)

    Appurato che il piano di allenamento standard del triatleta non è adeguato a migliorare la core stability, bisogna andare a individuare (caso per caso) quali dei vari muscoli abbiano dei deficit, così da identificare gli squilibri prima che compromettano la funzionalità e la prestazione agonistica.

    Potremo quindi lavorare in maniera mirata al rinforzo del muscolo o anche di tutto il Core con l’aiuto di un preparatore e del proprio Compex:

    Con l’elettrostimolazione possiamo svolgere un lavoro mirato sul singolo muscolo carente, con delle applicazioni specifiche, oppure eseguire un lavoro più generale e funzionale su tutto il core.

    Per esempio, si potrà migliorare la stabilità di tutto il bacino (e quindi anche del tronco) utilizzando il programma Forza (o anche Recupero Atrofia) sui glutei in caso di scompensi o deficit o sulla zona lombare, per rinforzare nello specifico la parte posteriore. Un esercizio di questo genere inoltre influirà positivamente sulle prestazioni nel ciclismo e nella corsa.

    Se il deficit viene individuato maggiormente sulla parte anteriore, invece, (per esempio squilibri pressori o una semplice debolezza muscolare) si potranno fare delle applicazioni specifiche sia per il retto addominale che per la componente laterale del trasverso e degli obliqui: questi programmi (Forza o Recupero Atrofia) possono essere fatti dopo un periodo di rinforzo in statica anche in dinamica, combinandoli con esercizi per l’addome.

    Infine, il programma perfetto per lavorare in maniera completa e simultanea sul maggior numero di muscoli è proprio Core Stability: si usa applicando simultaneamente gli elettrodi anteriormente sull’addome (consigliamo i 5x10 a 1 bottone) e posteriormente sulla regione lombare (consigliamo gli elettrodi 5x5); può essere usato sia staticamente (seduti) che dinamicamente (meglio se utilizziamo delle fasce elastiche per mantenere gli elettrodi sempre in posizione), facendo esercizi di rinforzo del core come per esempio i plank basici oppure plank combinati muovendo anche braccia e gambe per andare a ingaggiare il maggior numero di muscoli accessori possibili (e.g. obliqui, dentato posteriore, ecc).

    Consigliamo di valutare lo stato della propria forma fisica ed eventuali patologie con il supporto di un professionista.

    Per un programma di prevenzione specifico è possibile scaricare l’app CompexCoach o, per un supporto specifico, lasciarsi guidare da un esperto certificato Compex.

     

    Pietro Maria Bellavite
    Osteopata D.O M.Sc e Compex Trainer L2

     

     

    Bibliografia

    1 )  Anatomia del Gray, Elsevier Masson 2009

    2) M.Ezechieli M1, Siebert CH, Ettinger M, Kieffer O, Weißkopf M, Miltner O. Muscle strength of the lumbar spine in different sports. Technol Health Care. 2013

    3) Konrad P, Freiwald J, Schulte-Frei B. Training concepts for the trunk muscles. Sportorthopädie Sporttraumatologie. 2004; 20: 21-27.

    4) Villavicencio AT, Burneikiene S, Hernandez TD, Thramann J. Back and neck pain in triathletes. Neurosurg Focus. 2006;21 (15): E7.

    5) Collins K,Wagner M, Peterson K, StoreyM. Overuse injuries in triathletes: a study of the Seafair triathlon. Am J Sports Med. 1998; 17 (5): 675-680.

    6) Hill J, Lewis M, Papageorgiou AC. Predicting persistent neck pain: A 1 year follow up of a population cohort. Spine. 2004; 29 (15): 1648-1654.

    7) Leetun DT, IrelandML,Willson JD, Ballantyne BT, Davis IM. Core stability measures as risk factors for lower extremity injury in athletes. Med Sci Sports Exerc. 2004; 36 (6): 926-934.

    8) Dalichau S, Margozata S, Scheele K. Muscle strength profiles of male competitive swimmers and their significance for the occurrence of overuse injuries to the skeletal and locomotor system (German). Leistungssport. 2000; 4: 37-41.

  6. TRIATHLON: PREVENIRE GLI INFORTUNI CON COMPEX - GLI ARTI INFERIORI II: LA BANDELLETTA ILEOTIBIALE

    Come precedentemente spiegato nel primo capitolo di questi articoli sull’integrazione dell’elettrostimolazione nel Triathlon la principale causa di infortuni è il sovraccarico.

    In questo articolo andremo a parlare più nello specifico di una condizione fra le più invalidanti in questo sport: la sindrome della bandelletta ileotibiale o sindrome del Podista.

    Questa è una sindrome che ha aumentato la sua incidenza proprio in concomitanza con lo sviluppo degli sport di endurance multidisciplinari come il Triathlon (1) ed è la terza più frequente fra i corridori sulla lunga distanza (2); a dispetto del nome, può però presentarsi frequentemente anche nel ciclismo e in tutti gli altri sport di endurance in cui gli arti inferiori compiono un gesto tecnico atletico ripetitivo attorno ai 20/30° del loro range di movimento (3).

    La sintomatologia si presenta sull’area laterale del ginocchio e si elicita attorno ai 30° di flessione, il dolore si esacerba poi dopo aver corso almeno 2/3 km (4) e quindi non si presenta all’inizio del gesto atletico, ma può permanere per qualche giorno.

    La prima teoria sulla causa di questa sindrome è quella presentata dal Dottor Orchard. Egli attribuiva la causa dell’insorgere di questa condizione a una contrazione eccentrica della fascia lata e del grande gluteo durante la fase di decelerazione della gamba nel gesto estensorio, causante una frizione nella area di impingment cioè proprio fra i 20 e i 30°, in questo range le fibre distali della bandelletta ileotibiale sono compresse e frizionate sul condilo laterale del femore anche a causa dell’assenza di una borsa protettiva; tutto questo ripetuto innumerevoli volte sia in bici che di corsa come avviene nel triathlon, causa frequentemente infiammazione dei tessuti interessati (5)

    La seconda teoria più recente è che non sia la bandelletta a muoversi e sfregare contro l’epicondilo, ma che sempre a causa di una compressione della bandelletta nella zona, il tessuto adiposo posto attorno all’articolazione si vada a infiammare (6)

    Le cause principali di questa infiammazione e della maggiore pressione su queste strutture sono da ricercare però nelle alterazioni nella biomeccanica della gamba; infatti pazienti con una maggiore rotazione interna del ginocchio e un angolo di adduzione dell’anca maggiore sono più portati a sviluppare questa patologia. (7)

    Anche un’alterazione dell’articolazione tibio- tarsica (causata magari da un’instabilità dovuta a distorsioni recidive o mal curate) può essere un fattore nello sviluppo di questa patologia, data la forte connessione anatomica fra la bandelletta e la tibia. Potrebbe quindi essere utile, nel piano di una prevenzione e cura della sindrome, l’utilizzo di un tutore Compex Trizone Ankle e dell’effetto stabilizzante del Kinesiotape Compex se si è al corrente di essere affetti da questi problemi.

    Il metodo più efficace per aumentare la stabilità dell’articolazione tibio-astragalica é rinforzare la muscolatura peronea, l’utilizzo del programma di elettrostimolazione Compex di prevenzione delle distorsioni alla caviglia, sul comparto laterale della gamba può aiutare indirettamente anche nel caso di Sindrome della bandelletta.

    Dal punto di vista del trattamento diretto della sindrome del podista l’elettrostimolazione può essere usata come segue: nella fase acuta suggeriamo il riposo e la TENS attorno all’area dolente. Successivamente (fase cronica) lavoriamo sul grande gluteo e il tensore della fascia lata: i due muscoli che, come abbiamo visto, hanno un effetto diretto sulla tensione della bandelletta. Un lavoro mirato a decontrarre e vascolarizzare questi due muscoli ha sicuramente effetti benefici sul decorso della patologia. Utilizzare il programma decontratturante Compex su questa muscolatura applicando fino a 4 elettrodi sul gluteo e abbinarlo successivamente al programma Tendinite applicando 2 elettrodi sulla zona più laterale della coscia all’altezza della banda ileotibiale (per maggiori informazioni sull’applicazione puoi scaricare l’applicazione Compex coach) può ridurre questa tensione. (8)

    Con il supporto di un fisioterapista e un Compex Expert si può poi andare a correggere, dove possibile, gli squilibri e le alterazioni muscolo-articolari che possono portare il ginocchio alla intrarotazione. Un aiuto e un supporto nella correzione e nella stabilizzazione del ginocchio ci può arrivare anche dall’utilizzo di una ginocchiera, come la Compex Trizone Knee, che ha anche l’effetto di ridurre la tensione localmente sulla zona inserzionale della bandelletta.

    Ci sono poi delle precauzioni che è meglio prendere per ridurre il rischio di sviluppare questa patologia: un rapido aumento dei volumi di allenamento e singole sedute di allenamento molto intense possono essere deleterie (9).

    Anche l’utilizzo di vecchie scarpe o la corsa su terreni sconnessi può essere un fattore predisponente alla sindrome.

     

    Bibliografia

    1 K. Kirk, T. Kuklo, W. Klemme Iliotibial band friction syndrome Orthopedics, 23 (11) (2000), pp. 1209–1215.

     

    2 Hespanhol, L. C., Carvalho, A. C. A., Costa, L. O. P., & Lopes, A. D. (2011). The prevalence of musculoskeletal injuries in runners: a systematic review.

     

    3 Ellis R1, Hing W, Reid D. Iliotibial band friction syndrome--a systematic review.

    Man Ther. 2007 Aug;12(3):200-8. Epub 2007 Jan 8.

     

    4 Renne J. The iliotibial band friction syndrome. The Journal of Bone

    and Joint Surgery 1975;57–A(8):1110–1.

     

    5 Orchard, J., Fricker, P., Abud, A., Mason, B., 1996. Biomechanics of

    iliotibial band friction syndrome in runners. Am. J. Sports Med. 24,

    375–379.

     

    6 Fairclough, J., Hayashi, K., Toumi, H., Lyons, K., Bydder, G., Phillips, N., et al. (2006).

    The functional anatomy of the iliotibial band during flexion and extension of

    the knee: implications for understanding iliotibial band syndrome. Journal of

    Anatomy, 208(3), 309e316.

     

    7 Ferber R, Noehren B, Hamill J, Davis IS. Competitive female runners with a history of iliotibial band syndrome demonstrate atypical hip and knee kinematics. J Orthop Sports Phys Ther 2010;40:52-58.

     

    8 Ross Miller a, Brian Noehren b, Irene Davis b Joseph Hamill a,*,

    A prospective study of iliotibial band strain in runners a Biomechanics Laboratory, Department of Kinesiology, University of Massachusetts, Amherst, MA 01003, USA

    b Department of Physical Therapy, University of Delaware, USA

    Received 23 November 2007; accepted 28 April 2008.

     

    9 Robert L. Baker, BSPT, MBA, Richard B. Souza, PhD, PT, Michael Fredericson, MD

    Iliotibial Band Syndrome: Soft Tissue and Biomechanical Factors in Evaluation and Treatment.

  7. TRIATHLON: PREVENIRE GLI INFORTUNI CON COMPEX - GLI ARTI INFERIORI

    Gli infortuni, specialmente quelli da overuse (sovraccarico), si verificano più frequentemente nel triatleta rispetto a chi pratica uno sport singolo (1) per due ragioni principali: chi pratica triathlon si allena per più ore di chi pratica un singolo sport e molto spesso le 3 discipline possono concausare lo stesso infortunio. Tra tutti gli infortuni, quelli da overuse hanno incidenza del 75-80%, una percentuale particolarmente significativa (2) e che non va sottovalutata.

    Il ciclismo e la corsa, in egual misura, sono spesso causa di infortuni agli arti inferiori, particolarmente alle ginocchia, ma anche le caviglie. Tra gli infortuni più frequenti ritroviamo: tendinosi (soprattutto del tendine rotuleo), sindromi femoro-rotulee e sindromi della bandelletta ileotibiale.

    Nel triathlon quindi la prevenzione degli infortuni passa in misura maggiore rispetto ad altri sport dall’ottimizzazione della postura e da una perfetta efficienza muscolare e articolare.

    Una valutazione biomeccanica posturale svolta professionalmente può portare alla luce delle alterazioni a livello biomeccanico dell’angolo Q o una torsione tibiale esterna (a volte anche di natura traumatica) che va ad alterare i punti in cui le forze discendenti e ascendenti si incontrano, provocando così una deviazione laterale della patella durante la prestazione sportiva (3).

    Non solo: le ossa danno origine e inserzione ai muscoli che si comportano come forze agenti su leve, permettendo il movimento articolare; se le leve non sono ottimizzate nella maniera opportuna, la biomeccanica articolare risulta inficiata, causando dei difetti inizialmente impercettibili, ma che con l’uso continuo e intenso (overuse) possono portare a infortuni e/o degenerazione dei tessuti sia articolari che tendinei-legamentosi.

    Come possiamo prevenire o correggere questa situazione? Bilanciando la muscolatura: alcuni gruppi muscolari dovranno essere rinforzati, altri rilasciati.

    Un aiuto importante per correggere queste alterazioni biomeccaniche che possono seriamente andare a influenzare la prestazione non solo della singola gara, ma compromettere tutta una stagione sportiva, ci può arrivare dall’elettrostimolazione. Un utilizzo mirato del Compex, infatti, permette di dare un input correttivo.

     

    Per esempio, effettuando un rinforzo mirato del vasto mediale del quadricipite interessato (3) che spesso risulta più debole rispetto al suo corrispettivo laterale, attraverso degli elettrodi di piccole dimensioni (5x5 cm) che consentono un’applicazione mirata e specifica sulle fibre muscolari che vogliamo rinforzare, possiamo prevenire l’insorgenza di problematiche al tendine rotuleo.

    È stato dimostrato inoltre che anche una debolezza della muscolatura glutea e abduttoria può andare a favorire diversi tipi di infortuni, soprattutto durante la corsa (4).

    Con Compex potremo effettuare delle sessioni di rinforzo della muscolatura glutea, aiutando così a stabilizzare il bacino. In caso di necessità anche un utilizzo di programmi decontratturanti, uniti allo stretching della muscolatura antagonista, può velocizzare il raggiungimento di questi obbiettivi, bilanciando le azioni della muscolatura sulle articolazioni.

    Un altro spunto interessante alla prevenzione, soprattutto delle distorsioni di caviglia ci arriva da studi (5-6) che spiegano come nel pre-season le distorsioni di caviglia siano l’infortunio da sovraccarico che affligge con maggiore frequenza gli atleti. Utilizzare il programma mirato alla prevenzione dalle distorsioni di caviglia sulla muscolatura peroneale riduce l’incidenza di questo infortunio, sia nel pre-season, che durante tutta la stagione agonistica, rinforzando proprio quella muscolatura che, una volta preparata correttamente, previene le distorsioni in inversione.

    Per un programma di prevenzione specifico è possibile scaricare l’app CompexCoach o, per un supporto specifico, lasciarsi guidare da un esperto certificato Compex.

    Pietro Maria Bellavite
    osteopata D.O M.Sc e Compex Expert L3

     

    Bibliografia:

    1 burns J, Keenan AM, Redmond AC. Factors associated with triathlon-related overuse injuries. J Orthop Sports Phys Ther 2003;33:177e84.

    2 Strock GA, Cottrell ER, Lohman JM. Triathlon. PhysMed Rehabil Clin N Am 2006;17:553e 64

    3 Tuite, M. J. (2010). Imaging of Triathlon Injuries. Radiologic Clinics of North America, 48(6), 1125–1135. doi:10.1016/j.rcl.2010.07.008

    4 Mucha MD1, Caldwell W1, Schlueter EL1, Walters C1, Hassen A2. Hip abductor strength and lower extremity running related injury in distance runners: A systematic review. J Sci Med Sport. 2017 Apr;20(4):349-355. doi: 10.1016/j.jsams.2016.09.002. Epub 2016 Sep 20.

    5 Bovens AM, Janssen GM, Vermeer HG, Hoeberigs JH,Janssen MP, Verstappen FT. Occurrence of running injuries in adults following a supervised training program. Int J Sports Med. 1989;10(Suppl 3):S186–S190.

    6 Vleck VE, Garbutt G. Injury and training characteristics of male Elite, Development Squad, and Club triathletes. Int J Sports Med. 1998;19(1):38–42.

  8. La periostite tibiale

    Tra le problematiche che possono insorgere negli sport di endurance, una delle più frequenti è senza ombra di dubbio la periostite tibiale o shin splints.

    I maggiori accusatori di questo male sono senz’altro i runners o comunque quegli sportivi la cui disciplina impone di correre frequentemente: statisticamente ben il 30% dichiara di soffrire o di averne sofferto.

    Questa può insorgere nei periodi in cui il soggetto aumenta il livello del suo allenamento in generale: quando chiediamo al nostro corpo di spingersi oltre l’abitudine, sollecitiamo notevolmente le inserzioni del soleo e del muscolo tibiale posteriore, inficiando la corretta sollecitazione muscolare nel ciclo del passo.

    Questi eventi stimolano la produzione di tessuto osseo da parte degli osteoblasti, ovvero le cellule deputate alla formazione della matrice ossea. È per questo motivo che la patologia in questione è caratterizzata da una placca ossea con margini ben differenziati oppure da una sopraelevazione irregolare della superficie ossea.

    La periostite tibiale è la forma di periostite più comune; ricordiamo che la periostite è un’infiammazione degenerativa che colpisce il periostio, la membrana connettivale che avvolge tutte le ossa del corpo lasciando però scoperte le superfici articolari e le zone di inserzione tendinee.

    Il dolore è generalmente localizzato sulle superfici interne della tibia e del femore e la palpazione rivela uno o più noduli, caratterizzati da un dolore acuto e insistente.

    Esiste una classificazione della periostite tibiale che fa riferimento alla durata della patologia: questa può essere infatti acuta o cronica.

    Nel primo caso, la sintomatologia è generalmente abbastanza severa, ma il problema tende a regredire rapidamente. Nel secondo caso le manifestazioni cliniche sono più contenute, ma permangono per periodi di tempo abbastanza lunghi.

    L’elettrostimolazione Compex può venirci in aiuto in diversi modi.

    Per quanto riguarda la fase acuta possiamo sfruttare la teoria del cancello del dolore con il programma TENS: l’applicazione verrà effettuata direttamente sulla zona dolorosa e ripetuta al bisogno.
    Durante la fase cronica si consiglia l’utilizzo del programma DOLORE MUSCOLARE anche due volte al giorno, con sedute ripetute quotidianamente fino alla scomparsa del dolore. Il programma andrà effettuato sui polpacci.

    E’ inoltre utile andare ad agire applicando il kinesiotape Compex (ottimo soprattutto per gli sportivi, data la grande aderenza) di modo da favorire il supporto e lo scarico.

    E’ possibile agire inoltre preventivamente utilizzando il Compex per un rafforzamento della gamba interessata, al fine di ridare un equilibrio al coinvolgimento muscolare armonizzandone il pattern. I giusti esercizi, possono incrementare la capacità di percepire e riconoscere istintivamente lo stato di contrazione dei propri muscoli prevenendo stati patologici.

    Per un supporto mirato consigliamo di fare riferimento a un operatore qualitficato e certificato Compex Expert.

    Ricordiamo inoltre di scaricare da Google Play o App Store l’applicazione Compex Coach.

     

    Leonardo de Florio

    Physiotherapist B.P.T

    Compex expert consultant

     

    BIBLIOGRAFIA

    A protocol to prospectively assess risk factors for medial tibial stress syndrome in distance runners.

    Mattock J1, Steele JR1, Mickle KJ2.

    Acute effect of taping on plantar pressure characteristics in athletes with exercise-induced leg pain: a description and comparison of groups.

    Park J1, Kim T2.

    Diagnoses and time to recovery among injured recreational runners in the RUN CLEVER trial.

    Mulvad B1, Nielsen RO2, Lind M1, Ramskov D2,3.

    Progression in Running Intensity or Running Volume and the Development of Specific Injuries in Recreational Runners: Run Clever, a Randomized Trial Using Competing Risks.

    Ramskov D, Rasmussen S, Sørensen H, Parner ET, Lind M, Nielsen R.

  9. COMPEX TRIZONE CALF

    UNA PROVA ESTREMA PER LE TRIZONE CALF

    di Renato Dell'Oro

    Non mi è mai piaciuta l’abbronzatura del ciclista... Mani e braccia nere, corpo bianco dal tronco fino a metà coscia. Ginocchio nero, polpaccio e stinco bianchi, ma caviglia abbronzata: una zebra!

    Questo il risultato estetico se si mettono calze o polpaccere compressive, booster perché in teoria metterebbero il turbo alla prestazione. Per questo motivo, fatti alcuni test senza reali benefici, ho bollato questa novità come l’ennesima moda atta a spillare un po’ di soldi agli sportivi amatoriali che investono in gadget più che in allenamenti.

    Questo fino quando non ho provato dei booster con la “B” maiuscola: con i Compex Trizone Calf, un po’ per caso, un po’ per disperazione (visto i carichi di allenamento cui mi sottopongo), ho trovato un accessorio che mi è diventato indispensabile nelle gare o negli allenamenti lunghi.

    Essendo molto contenitivi a avendo un’ottima struttura di supporto, li ho da subito trovati utili nelle corse in montagna, trovando che a fine giornata avevo le gambe un po’ meno massacrate dalle discese.
    Quindi li ho usati spesso anche nelle mie uscite di Swimrun, ma la vera scoperta è stata provarli nelle lunghe pedalate e, in particolare, in occasione di Icon.

    Premessa: dopo 5-6 ore di sella, negli ultimi anni, sarà l’età che avanza, ho iniziato ad avvertire fastidio, se non proprio dolore, sotto ai metatarsi, per accumulo di sangue.
    A volte è il piede sinistro, a volte il destro, ma anche tutti e due: quando spingo sul pedale sento come un cuscinetto sotto al piede che mi dà fastidio.

    Icon si prospettava come una lunghissima giornata sui pedali, oltre che tutto il resto e sinceramente avevo un po’ paura di soffrire nell’ultima parte di percorso per questo problema che (autonomamente) ho diagnosticato essere un problema di circolazione.
    Contro ogni saggia regola (secondo me ci vuole anche un po’ di improvvisazione nelle gare) e quindi, senza aver prima provato, la sera prima di Icon decido che sotto la muta indosserò i Trizone Calf e che li terrò tutta la giornata: se è vero che servono a migliorare la circolazione non dovrebbero fare danni e poi: non è previsto sole, quindi non rischio un’abbronzatura zebrata!

    Risultato: una decina di ore in sella su e giù tra Svizzera e Italia senza alcun fastidio ai piedi!

    Magari era l’effetto dell’adrenalina da Icon, oppure il fatto che le temperature erano basse, però poi ho ripetuto l’esperimento su altre uscite lunghe e il risultato è sempre stato lo stesso.

    Quindi, ormai è quasi tempo di uscire in “invernale”, ma credo proprio che il prossimo anno avrò  un’invidiabile abbronzatura zebrata, un bel ginocchio cioccolato e il polpaccio albino, ma nelle mie lunghe pedalata non avrò più fastidio ai piedi!

  10. Oltre i miei limiti

    Oltre i miei limiti.

    Road to Icon è giunto al termine e magari volete sapere quale sia stato l’apporto di Compex nel raggiungimento di questo risultato.

    Non abbiamo dei dati oggettivi, perché volutamente non abbiamo fatto dei test all’inizio dell’avventura e prima della gara, in quanto non avevamo come obiettivo quello di valutare l’effettivo miglioramento della performance…sarebbe stato un po’ troppo difficile da quantificare anche con esami oggettivi, troppi parametri e un solo atleta a fare da cavia.

    Il nostro intento era quello di integrare l’uso degli elettrostimolatori nella vita e nella routine di allenamento di un atleta amatoriale e provare a “vivere in diretta” quello che succedeva.

    È stato un obiettivo stimolante perché mi ha messo di fronte a un concetto completamente diverso di “principio allenante” e mi ha dato la conferma degli incredibili vantaggi che un simile strumento può dare in termini di recupero!

    Ho potuto mantenere un ottimo tono muscolare anche durante i frequenti viaggi di lavoro.

    Ho stimolato gruppi muscolari importanti che generalmente si fa fatica ad allenare. Penso per esempio ai femorali o ai dorsali.

    E soprattutto, quello che mi è sempre sembrato incredibile, l’accorciamento dei tempi di recupero, sia da infortuni (ho recuperato da una contrattura in una sessione) sia dal normale affaticamento che segue gare o allenamenti intensi.

    Durante la preparazione mi ero reso conto più volte che il giorno dopo una corsa trail, se facevo un po’ di decontratturante e di capillarizzazione, riuscivo a fare un bel giro in bici. Magari non con dei ritmi da gara, ma comunque il lungo in bici potevo farlo con delle gambe abbastanza sane, senza che mi superassero le formiche.

    E così, quando ho visto il percorso di The Giant, la gara che Ecorace organizzava sempre a Livigno 2 giorni dopo Icon, ho pensato che sarebbe stato bello provare a farla.

    Senza nessuna velleità di classifica, ma solo per poter vedere posti nuovi e fare, per la prima volta, il Passo Umbrail.

    Dopo Icon, un Extreme Triathlon terminato alle 22 passate del venerdì, ho trascorso un sabato di relax facendo diversi trattamenti di recupero con il mio SP8.0 e l’assistenza dei Compex Expert. Mi sembravano un po’ scettici sulle mie effettive possibilità di riuscire a fare The Giant: forse nemmeno loro hanno ancora scoperto tutte le potenzialità degli elettrostimolatori.

    Alle 8.45 di domenica ero alla partenza di The Giant, triathlon Medio con oltre 90km di bici e 2600m di dislivello positivo e 20km di corsa finale.

    ...Ma questa è un’altra storia

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