Triathlete

  1. Austria Xtrim: il report di Renato Dell'Oro

     

    Ovvero: quando una gara diventa “Esperienza” e sai che ti rimarrà nel cuore.

    “It will change your Life”: è questo il motto di Austria Xtrim. Forse è un po’ retorico e non so se davvero cambierà la mia vita, ma di sicuro l’ha arricchita.

     

    Per un amatore è difficile che le gare vengano ricordate per il piazzamento, per l’adrenalina di essere i primi a tagliare il traguardo. A noi le gare restano tatuate nell’anima quando toccano nel profondo e si trasformano in un’esperienza indelebile.

    Io sabato stavo facendo una gara bellissima, che aspettavo da 8 mesi e per cui ho cercato di preparami al mio meglio.

    Poi c’è stato un momento in cui la gara è diventata Esperienza e mi è entrata dentro.

    È successo verso l’ottavo chilometro di corsa, dopo circa 10h di gara, avvincente, ma nulla di speciale: bella, bel panorama, meteo decente, ma era la solita cosa, le stesse azioni ormai memorizzate.

    Sveglia presto, colazione col burro d’arachidi e poi un tuffo per la parte a nuoto che sembra sempre troppo lunga, l’uscita dall’acqua e i primi colpi di pedale per capire che è tutto a posto, sto bene e macino chilometri, inesorabile, tenendo il ritmo che mi aspettavo, poi come sempre dopo la bici avviene il miracolo: credi di essere stravolto e invece inizi a correre.

    Correre non mi piace tantissimo, ma in genere mi viene bene. Sono nella top ten e posso guadagnare posizioni.

    La sto vivendo come gara e penso alla posizione.

    La corsa non è fluida, ma ci vuole qualche chilometro perché le gambe si abituino. Dopo un paio di chilometri vedo un altro atleta a cui sto recuperando metri. Non penso a me. Penso alla posizione perché è una gara.

    Mancano 40km alla fine e accelero per raggiungere Macjek, il polacco che mi precede. Non mi ero accorto, ma prima di lui incontro un altro concorrente che sta camminando.

    La strada è leggermente in discesa, lo supero velocemente, ma faccio in tempo a chiedergli come sta, se per caso vuole un gel, che è l’unica cosa che ho, oltre all’acqua. È vero che voglio guadagnare posizioni, ma non mi piace farlo perché un altro sta male, mi spiace per lui e non c’è alcuna soddisfazione. Comunque il mio gel non lo vuole: ha i crampi allo stomaco. Gli grido qualche incitamento e proseguo.

    Finalmente raggiungo Macjek, facciamo qualche centinaio di metri assieme e camminiamo un po’ in salita mentre in discesa guadagno terreno anche se sento la respirazione affannosa e infatti, arrivato in piano, mi pianto.

    Lui mi raggiunge, facciamo ancora qualche metro assieme.

    Suona il suo orologio, lo guarda:

    “Mancano 38km alla birra, quando arriviamo beviamo assieme” mi dice.

    38km mi sembrano tantissimi, gli sorrido poco convinto. Ancora qualche centinaio di metri assieme, correre mi sembra faticosissimo.

    Dopo la grande pedalata sono partito troppo forte.

    Chiedo a Macjek di non bersi tutte le birre e inizio a camminare.

    Se cammino in pianura quando mancano 37km, quando mai finirò la gara? E Paolo, che mi ha seguito tutto il giorno e mi aspetta per arrivare al traguardo assieme, cosa penserà? Gli ho fatto fare tutto questo per niente?

    E tutti quelli che a casa pensano che sia pazzo, ma anche fortissimo? Chi glielo spiega?

    Provo a correre ancora, ma vado troppo forte e dopo un chilometro sono costretto a riprendere a camminare. Non riesco a correre piano. O cammino o vado fuori giri.

    Ma sono arrivato fino a qui per camminare? Se mi ritirassi?

     

    “Tu rispetto agli altri hai la testa, sai soffrire” più o meno questo è quello che mi ha detto Paolo la sera prima della gara.

    Penso a queste parole: davvero io ho la testa? In questo momento non mi sembra proprio.

    Mi sembra che sia sufficiente una piccola crisi per abbandonare il mio sogno.

     

    Io ho la testa. Provo a crederci.

    La mia camminata diventa corsa lenta, ma continua: io posso anche correre piano, senza far battere il cuore troppo forte, gestire la fatica, controllare lo sforzo.

    Ho toccato il fondo, ma non sono finito, perché basta correre piano.

    Una pioggerella fresca e leggera scende a rinfrescarmi e lava via i pensieri di resa.

    Sto continuando a correre; “Super” mi dicono tutti quelli che incrocio, sorrido e non smetto più di correre. Super, Super, Super

    Quando ho toccato il fondo la mia gara si è trasformata ed è diventata un’emozione che non scorderò più.

    I chilometri iniziano a passare e quando arrivo all’incontro con Paolo so che arriveremo in fondo. Insieme.

     

    La strada diventa sentiero, il mio socio mi fa trovare energie che non pensavo di avere e quando le mie energie non bastano: mi spinge!

    Ma non troppo forte, per favore, che mi vengono i crampi!

     

    Le nuvole si aprono un po’ e le Alpi tolgono il fiato. Non possiamo non fermarci a fare qualche foto: quando ci ricapita di correre nella neve per raggiungere un traguardo inseguito da mesi, capire che sono gli ultimi bellissimi metri di un’Esperienza irripetibile?

    Campanacci, grida di incitamento, SUPER, BRAVO e siamo al traguardo.

     

    Non so se cambierà la mia vita, ma toccare il fondo e reagire ha scolpito questa giornata nella mia anima.

     

    Grazie a chi mi ha accompagnato in questo viaggio che è iniziato tanti mesi fa.

    A Paolo che mi ha seguito per tutto il weekend, a Roby che doveva essere con noi e ci è mancato tantissimo. Grazie a miei compagni 3 Life e ai miei amici di pedale Cama Racing: uscire in compagnia è sempre stimolante, perché andate tutti più forte di me!

    Grazie a Eros che in bici ha condiviso tantissimi chilometri e oggi la bici era fondamentale.

    E grazie alla Family che c’è sempre anche se io spesso non ci sono: forse un giorno diventerò grande e smetterò di giocare, ma queste emozioni e voi, mi fanno sentire maledettamente vivo: grazie!

    Testo di Renato Dell'Oro

    https://lecconotizie.com/sport/lecco-sport/triathlon-renato-delloro-nella-top-ten-dellaustria-xtrim/

     

     

  2. Compex Meets... Frederik Van Lierde

     

    Compex: Ciao Frederik, piacere di conoscerti! Puoi dirci qualcosa di te?

    Frederik: Con piacere! Sono belga, vivo a Menen vicino al confine con la Francia (non lontano da Lille) e sono associato al Team Compex Benelux.

    Compex: Grazie Frederik, e come hai iniziato con il tuo sport?

    Frederik: sono un triatleta. Ho iniziato a 17 anni (ora che siamo nel 2019 ne ho 40) e sono diventato professionista a 23. Precedentemente sono stato un nuotatore a livello agonistico. Il mio obiettivo come atleta è di continuare fino all 2020 e vincere quanti più Ironman possibili. Ho ancora un po’ di tempo per dimostrare quanto valgo. Per me l’importante è credere in se stessi ed è ciò che faccio sempre.

    Compex: Sei un triatleta di alto livello da parecchio tempo! In che modo la stimolazione con Compex ti aiuta a trovare un vantaggio competitivo?

    Frederik: Compex mi aiuta a migliorare sotto ogni aspetto. È fondamentale per recuperare più velocemente e meglio in modo da poter allenarmi di più e più intensamente.

     

    Frederik Van Lierde

     

    Compex: Interessante! Quali programmi usi maggiormente?

    Frederik: Utilizzo i programmi di recupero dopo allenamenti e gare traendone un grandissimo beneficio. Uso Compex anche prima di alcune sessioni di allenamento per preparare i muscoli e lo trovo di grande aiuto!

    Compex: Utilizzi altri prodotti Compex? 

    Frederik: Sono molto interessato al Compex Tape e sto iniziando a usarlo più spesso

    Compex: Fantastico, ti facciamo i nostri migliori auguri per la stagione sportiva, siamo certi che sentiremo parlare di te!

    Frederik: Grazie ragazzi!

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